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Lonely Planet Magazine Italia

Lonely Planet Magazine Italia

Maggio/Giugno 2021
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L'edizione italiana della testata nata più di dieci anni fa nel Regno Unito (presente oggi in diverse realtà internazionali) rafforza il dna del brand: the definitive source of honest travel inspiration. Lonely Planet magazine Italia informa ed incoraggia ad esplorare il mondo ogni giorno, con l'autorevolezza riconosciuta che lo ha già reso un punto di riferimento. Oltre i cliché, col rigore di un travel brand autorevole ed originale, Lonely Planet vi accompagna in tutto il Mondo.

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País:
Italy
Língua:
Italian
Editora:
We Inform srl
Periodicidade:
Bimonthly
ASSINATURA
US$ 15,27
6 Edições

nesta edição

1 minutos
editoriale

Con dodici numeri e una cadenza bimestrale il conto si fa in fretta: due anni di uscite. Ci vuole ben di più per sfogliare a ritroso il cammino iniziato nel maggio del 2019 ma non siamo nostalgici – giusto un po’, q.b. – e ci limitiamo a ripescare due speciali di quell’esordio in edicola: le volte stellate più belle del Pianeta Solitario e l’hopping tra le isole lacustri d’Italia. Come sempre, adesso più che mai, continuiamo col medesimo impegno di Lonely Planet al servizio di una honest travel inspiration. Nel segno degli spazi all’aperto, della scoperta, dello stupore. E dell’acqua, il fil bleu di molte delle pagine che seguono circonda Linosa, lambisce e pervade l’Elba – tra rocce e rocche, ciottoli e sabbie, massi nel verde e pietre senza tempo…

5 minutos
soundscapes

Orgoglio etiope RICORDATE LA MELODIA iterativa e il ritmo saltellante che cadenzavano il viaggio di Bill Murray in “Broken Flowers” (2005) di Jim Jarmusch? Quelle sonorità – un brano in particolare, “Yekermo Sew” (“Un uomo saggio”) – arrivavano dai dischi di un vibrafonista e primo studente africano ammesso al Berklee College of Music di Boston. Mulatu Astatke è una star in Etiopia dalla metà degli anni Cinquanta quando inizia a mescolare le radici sonore etiopi con gli strumenti del jazz e i ritmi del proprio paese con quelli del bacino centro-sudamericano (rumba e bolero in particolare). Ne viene fuori una miscela inedita, l’Ethio Jazz. “Era un modo per mettere insieme quello che ero e quello che amavo” ha ricordato Astatke, “combinando i cinque toni della musica folk etiope con i dodici…

16 minutos
ma che bel castello

IRL ANDA BALLYNAHINCH CASTLE XVI secolo Il Connemara è la quintessenza d’Irlanda: filigrane di coste morse dall’Atlantico, valli marezzate d’erica e ginestra, torbiere interrotte dai lough, i Twelve Bens sullo sfondo. Questo castello si erge nel mezzo, appartato ma non isolato (Galway è a un’ora d’auto, Clifden a una manciata di chilometri) e intreccia la propria storia con quella del Paese dal 1546 – quando fu costruito da Donal O’Flaherty (sposo della regina dei pirati Grace O’Malley) – al 1946, esattamente quattro secoli più tardi: in quell’anno l’Irish Tourism Board lo trasforma in hotel. La sua cifra è fatta di comfort, lusso misurato e servizio caloroso. Caminetti, salotti ricchi di velluti, stampe e acquarelli alle pareti e un ristorante con vista sul fiume Ballynahinch (che da Toombeola Bridge scende al lago a…

1 minutos
rocce di carta rocche di storie

Romantico, misterioso, immaginifico et similia: difficile evitare la retorica degli aggettivi pop quando la letteratura insegue l’aura dei castelli. Sublimandola e rafforzandola, ne trae linfa tra aneddoti e rimandi. I personaggi che vivono oltre bastioni, portoni e fossati suscitano ammirazione, inquietudine, passione. A partire dai danteschi manieri del Casentino, anche i Parchi Letterari hanno molto da raccontare. In “Canne al vento” di Grazia Deledda i fantasmi dei baroni scendevano dalle rovine del castello di Galtellì, tra le mura della rocca di Anversa degli Abruzzi a strapiombo sulle Gole del Sagittario rivive il rito dei serpari ne “La fiaccola sotto il moggio” che il Vate definì “la perfetta delle mie tragedie”. Del martirio della petrarchesca Isabella Morra è invece testimone e custode la lucana fortezza di Valsinni (le liriche della poetessa…

3 minutos
questione di gusti

MANTRA DEI SALUTISTI, cimento di chef griffati, segreto dei super-eroi (e grimaldello di un merchandising ammiccante): quello “healthy & weird” è un pianeta a sé. Non bastano ottanta giorni per fare il giro del mondo dei cosiddetti superfood che promettono benefici portentosi. C’è chi è convinto che il cacao (meglio se Criollo) lenisca la malinconia, che la stevia (patrimonio genetico del Paraguay) addolcisca anime e pietanze, che gli spinaci aguzzino la vista - merito della luteina, attenzione però alla cottura - e i muscoli (parola di Braccio di Ferro). Alcuni cibi aiuterebbero il fegato – dall’asiatica curcuma alla linfa di betulla, regina delle foreste di molti nord – mentre altri più che sanarlo lo mettono alla prova: come il Balut, street food iperproteico delle Filippine, uovo di anatra fecondato e…

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uno sguardo globale 7 specialità dal mondo

MESSICO Chapulines e Escamoles Riserva proteica pret-à-porter, il consumo degli insetti è comune in tutto il Sudamerica. In Messico (soprattutto negli stati di Hidalgo, Puebla e Queretaro) vanno forte le escamoles, uova di formica consumate con burro, foglie di tè, peperoncino, aglio e cipolla. Nelle aree di Tlaxcala e di Oaxaca si prediligono le cavallette (chapulines) al forno o saltate in padella: sono fra i cibi protetti nell’arca del gusto di Slow Food. CINA Nido di rondine Un impasto di saliva di salangana (famiglia dei Rondoni) che si indurisce a contatto con l’aria. È il nido di rondine, prelibatezza della cucina asiatica (Cina, Indonesia e Malesia) con cui si prepara una zuppa gelatinosa variamente insaporita (zucchero, latte tiepido ma anche ginseng, funghi). Le origini risalirebbero ai Ming (1368-1644) alle prese con la ricerca dell’elisir di…