AD Italia Febbraio 2021

È la rivista delle case più belle del mondo: ogni mese AD propone una panoramica dettagliata delle tendenze e delle innovazioni più originali nel campo dell’arredamento, del design, dell’architettura e dell’arte

Pays:
Italy
Langue:
Italian
Éditeur:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
Fréquence:
Monthly
4.99 CHF
20.04 CHF
11 Numéros

dans ce numéro

2 min
la casa più bella del mondo

Scrivo queste righe seduto di fronte a una finestra che guarda i boschi coperti di neve. I bambini giocano in fondo al corridoio: sono la quarta generazione della mia famiglia ad abitare queste stanze. All’interno dell’anta di un armadio, piccole righe tirate a penna segnano il rincorrersi delle loro altezze anno dopo anno, e si sovrappongono a quelle tracciate per me alla loro età, e per mia madre una ventina d’anni prima. La casa, costruita dove finisce il paese e iniziano i prati, è il punto fermo della mia vita – giù in pianura ho cambiato città e appartamenti, e con loro gusti, arredi, compagni di strada. Ma qui le cose seguono il loro ritmo diverso: il sole e la neve si alternano sulle tavole di ardesia del tetto, i piatti…

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2 min
santi caleca

Santi Caleca non ama le definizioni. È restio a descriversi, ma generoso nel raccontare le storie che lo hanno reso uno dei protagonisti dell’iconografia d’interni. Quando ha cominciato «erano altri tempi: non migliori, diversi. Erano anni di sperimentazioni e di fervente creatività: potevamo commettere errori a livello tecnico e farli passare per grandi idee. All’inizio della carriera ho improvvisato molti set fotografici a casa di amici invece che in studio. Era divertente e i risultati sono stati dei progetti bellissimi». Per questa pagina, che inaugura uno spazio fisso sul nostro giornale, gli abbiamo chiesto di selezionare un’immagine simbolo della sua carriera, una testimonianza di ciò che rende unica una foto di interni. «Scelgo sicuramente questo scatto della casa della designer finlandese Liisi Beckmann», spiega. «Abitavo con Letizia Battaglia, al secondo piano…

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1 min
il rifugio

È una capanna immersa nella natura vicino al Mediterraneo, mi piace l’idea che l’integrazione del sito sia il più possibile rispettosa degli elementi circostanti. Un’architettura contestuale, come un’opera di Land Art. Si scopre il rifugio quando solo ci si arriva davanti. È un luogo spoglio dove è possibile ritirarsi e vivere una vita più semplice: si può leggere, riposare, disegnare, ascoltare musica, aprirsi alla natura (qui è come un quadro) o chiudersi a chiave per immergersi in profondità in noi stessi, al riparo da ogni distrazione. L’arredamento è nomade, può rimanere all’interno o uscire e fare parte del paesaggio. Tutto si muove, niente è fisso! L’idea è quella di ritrovare una certa libertà di tempo, di spazio e di silenzio... tutto ciò che mancherà alle generazioni future, tutto ciò che già oggi…

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2 min
1.550 sedie

Se andiamo in una discarica e vediamo 1.550 sedie buttate lì non è una cosa che ci meraviglia, è il loro posto. Ma se le vediamo in mezzo a due edifici in mezzo a una città ci fermiamo meravigliati, affascinati, sospettando che si possa trattare di arte (e avremmo ragione). Nel 2003 l’artista colombiana Doris Salcedo, in occasione della Biennale di Istanbul, creò così un’installazione. A quel tempo voleva che tutte quelle sedie fossero un monumento alla memoria delle vittime della violenza, non una violenza specifica ma quella generica che miete tante anonime vittime nel mondo. Ogni sedia, secondo l’artista, rappresentava una persona. L’installazione era quindi un’enorme fossa comune nobilitata da questo oggetto semplice e universale, una sedia. La biografia della Salcedo, che è nata nel 1958 a Bogotá ed è cresciuta…

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2 min
gli abitanti

Michele Masneri Lombardo, vive prevalentemente sul Frecciarossa tra Roma e Milano. Giornalista e scrittore, il suo ultimo libro è Steve Jobs non abita più qui (Adelphi). È cresciuto con un padre architetto, e voleva fare Architettura lui stesso, ma era terrorizzato dalla matematica. Ama il radical design, Lina Bo Bardi, Louis I. Kahn, e i campioni milanesi degli anni ’60. La sua casa ideale è una grande emeroteca piena di giornali e magazine, con uso di cucina. FRANCESCO BONAMI Fiorentino, ha iniziato la carriera di critico e curatore d’arte a New York. Ha diretto la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, il Centro d’Arte Contemporanea di Villa Manin, la 50ª Biennale di Venezia, la 75ª Whitney Biennial of American Art, Manifesta 3 a Lubiana. Autore di libri irriverenti sull’arte (tra tutti, Lo potevo fare anch’io,…

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1 min
galleria

PRIMA PAGINA Il fantasma di Lady Gaga C’è sempre stata una vena ludica nel lavoro di Ron Arad, che spesso si trasforma in surrealismo. Ama i calembour, sia quelli visivi, sia quelli verbali. Un gioco di parole è stato la scintilla di Where are my glasses, il suo primo progetto per Venini, un titolo che funziona meglio in inglese (dove “glasses” significa sia “occhiali” sia “bicchieri”) che in italiano. Ma il surrealismo emerge comunque non appena si vede come i maestri vetrai hanno saputo soffiare il vetro attorno a un paio di occhiali stilizzati, in metallo. C’è qualcosa di altrettanto straordinario nel suo ultimo esperimento con Venini, ancora in fase di studio: un vaso che contiene il profilo appena accennato di Lady Gaga. Si vede solo da determinate angolazioni, è quasi un…

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