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Wired Italia Primavera 2018

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Land:
Italy
Sprache:
Italian
Verlag:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
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federico ferrazza

Crescita demografica. Invecchiamento della popolazione. Dispositivi in grado di monitorare, generare e condividere in tempo reale dati provenienti dal nostro organismo. Attenzione maggiore al nostro corpo, non solo quando è malato. Tutti gli indicatori ci dicono che la domanda di salute crescerà nei prossimi anni. E le tecnologie digitali avranno un ruolo chiave in questo cambiamento. In tutte le direzioni: dalla ricerca medico-scientifica – più veloce e precisa grazie a big data e intelligenze artificiali – alla cura del paziente ogni giorno più personalizzata, dal profondo cambiamento delle aziende dell’healthcare alla riorganizzazione dei sistemi sanitari nazionali e di welfare (oggi messi a dura prova da cittadini sempre più anziani e quindi più soggetti ad ammalarsi, peraltro con patologie croniche), fino agli stili di vita salubri (sport, cibo, riduzione dello stress). Con…

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l’alba di una nuova scienza

Improvvisamente, l’intelligenza artificiale è dappertutto. Si propone come il prossimo Mozart che ascolterai rapito, come il prossimo Cézanne che ammirerai al MoMA, come una sorta di premuroso cameriere, annesso al forno, che con un sms ti avvisa quando il pranzo è pronto, o come un assistente che risponde alle tue domande durante un corso online. Perciò non sorprende che abbia iniziato una marcia potenzialmente trionfale anche nel campo della medicina. Dove, per dirla con una provocazione, prospetta nuovi orizzonti nei due eventi più emblematici della nostra vita: la nascita e la morte. La startup nigeriana Ubenwa, per esempio, ha sviluppato un algoritmo in grado di diagnosticare i casi di asfissia infantile dal pianto del neonato. Attraverso lo smartphone, l’app ne analizza l’andamento, in termini di ampiezza e di frequenza, e…

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la perfezione imperfetta

Ave Roberto, pieno di grazia. Si perdoni la blasfemia, ma il corpo di Roberto Bolle, da Casale Monferrato, primo ballerino al mondo a essere contemporaneamente étoile alla Scala e “Principal Dancer” all’American ballet theatre di New York, è ciò che più si avvicina all’idea statuaria di divinità che ci è giunta dal passato o a quella perfezione che, nel presente, il nostro immaginario associa a tecnologie futuristiche. Corpi androidi in grado di fare le famose “cose che noi umani possiamo solo immaginare” ma di cui, al momento, possiamo ammirare le gesta solo in qualche film di fantascienza ad alto budget. Nell’attesa di un futuro in cui vedremo un robot in carne e ossa sintetiche eseguire un perfetto grand jeté sul palco della Scala, il presente ci regala la carne e…

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il futuro della morte

Si tratta tecnicamente di idrolisi alcalina o “biocremazione”, un rivoluzionario e iperecologico sistema di disporre delle salme. «Questo è il futuro della morte», sembra un ossimoro ma non lo è. A dirlo è Dean Fisher, direttore del Donated Body Program alla David Geffen School of Medicine. Il suo Resomator è in una stanza della University of California Los Angeles (Ucla), sterile come una sala operatoria anche se i “pazienti” sono deceduti. Avvolti in candide lenzuola, vengono inseriti nella macchina attraverso una porta blindata da caveau. Fisher – alto, capelli bianchi, in camice verde – spiega che, nella camera pressurizzata, l’idrossido di potassio viene mischiato con acqua riscaldata a 150 gradi e dà origine a una reazione chimica: in quattro ore, tutto il cadavere (fuorché lo scheletro ed eventuali protesi artificiali)…

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quando il badante è un avatar

Arlyn Anderson prese la mano di suo padre e gli comunicò la scelta. «Una casa di riposo sarebbe più sicura, papà», gli disse, riportando il consiglio del medico. «È rischioso vivere qui da solo...». «Non se ne parla neppure», la interruppe Jim, guardando sua figlia con espressione preoccupata. A 91 anni, voleva restare nel cottage tra i boschi che aveva costruito sulle sponde del lago Minnetonka, in Minnesota, con l’aiuto della moglie, morta tra le sue braccia un anno prima. La sua barca – che insisteva di poter ancora condurre senza problemi – oscillò a prua. Arlyn era ritornata in Minnesota dalla California vent’anni prima proprio per stare vicina ai genitori, ormai anziani. Ora, nel 2013, era sulla cinquantina, lavorava come personal coach e trovava che il declino di suo padre le…

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l’immagine della intelligenza artificiale

Purtroppo, o per fortuna, noi esseri umani siamo complessi. Molto più complessi di un gioco da tavolo come gli scacchi, la dama o il go: lì, le regole sono chiare e non cambiano nel tempo né nello spazio, e proprio per questo sono strumenti ideali per le simulazioni e sono spesso utilizzati per sperimentare e mettere in opera sistemi di intelligenza artificiale (IA) come l’algoritmo AlphaGo, capace di battere nel 2015 Han Fui, campione di go, meritandosi un articolo su Nature. È la complessità dell’essere umano – irriducibilmente eterogeneo, variegato, soggetto a cambiamenti quotidiani – a rendere intricato lo sviluppo di sistemi di IA, perché non si tratta di superallenarsi su meccanismi rodati per vincere a un gioco, per quanto intelligentissimo e avvincente qual è il go, ma di sostenere e…

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