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Wired ItaliaWired Italia

Wired Italia Giugno 2018

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Land:
Italy
Sprache:
Italian
Verlag:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
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artificial influencer

Lil Miquela è una ragazza che dimostra 20 anni, forse anche meno. Come molte altre giovani della sua età, ha un profilo Instagram che però non popola solo di selfie, immagini di ciò che sta per mangiare, foto delle vacanze e altri contenuti che molte persone condividono sui social. Lil Miquela è una influencer. Ha oltre un milione di follower solo su Instagram e sono molte le aziende che negli ultimi mesi hanno deciso di lavorare con lei per promuovere le loro marche; in tutti i settori: dal fashion ai succhi di frutta, fino alle società specializzate nella vendita di minerali dagli effetti benefici. Brand come Prada, Diesel o Moncler sono diventati suoi clienti. Lil Miquela non esiste. O meglio: non esisterebbe se ragionassimo come se fossimo ancora nel XX secolo. È una creatura…

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alessandro vespignani la teoria del contagio

Nel 1854 Londra era una città molto diversa rispetto all’odierna metropoli. Molti quartieri si trovavano nel degrado più assoluto: fogne a cielo aperto, mancanza di acqua corrente e delle più elementari regole igieniche. Il colera era una calamità ricorrente. Le conoscenze mediche del tempo erano purtroppo limitate e l’idea che l’epidemia trovasse la sua origine nell’esposizione a cibo o acqua contaminate era scomoda e non accettata. D’altronde, l’evidenza del contagio attraverso i germi doveva ancora aspettare alcune decine di anni prima di soppiantare la teoria dei miasmi che legava la contaminazione con l’inalazione dei cattivi odori. Il medico inglese John Snow fu tra i primi a studiare l’uso dell’etere e del cloroformio come anestetico per la chirurgia. Snow era anche molto interessato a capire i meccanismi di trasmissione delle malattie e,…

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know

IN QUESTO CAPITOLO: Come un novello Ernst Heckel (il biologo, zoologo e filosofo “inventore” della definizione di ecologia), l’artista inglese Jon Emmony, muovendosi tra video e fotografia, dà vita a immaginari digitali che alludono a forme biologiche e al mondo della natura. Gli abbiamo chiesto di contaminare con le sue invenzioni questo capitolo, in cui parliamo di conoscenza e nuove forme di espressione, tra cinema, arte e videogame. E della relazione che intratteniamo con l'ambiente, le tecnologie, il micro e il macrocosmo. Un contesto in cui immaginare mondi artificiali è naturale.…

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città (in)naturali

Una delle ultime canzoni dei Talking Heads, (Nothing but) Flowers, racconta con sarcasmo un mondo sovrappopolato, in cui i confini tra metropoli e natura sono crollati come il Muro di Berlino, rimescolando le vite di tutti. Per sfamare un’umanità ipertrofica, autostrade e parcheggi hanno fatto posto all’agricoltura e invece di supermercati e fabbriche ci sono solo fiori: lo spazio contaminato dall’antropizzazione è stato riconquistato da piante e animali. Quello che prima era un rapporto da separati in casa, noi in città e loro in campagna, ora è alla pari e, anzi, tutti i segni del progresso urbano si sono dissolti. Il protagonista pare lieto del tripudio di bestie e verdure, ma in realtà rimpiange negozi, auto e tutto quanto fa progresso: bella la natura, ma solo quando sta a casa…

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un selfie con il maestro

A Trastevere c’è un antico palazzo, e nel palazzo c’è un appartamento con tanti libri e un grande salotto, e su una parete di quel salotto c’è una grande tela, “molto materica”, come si dice, con due macchie di rosso pastoso, un collage e infine una scritta: “le tango”. «Me l’ha regalata Julian Schnabel, è una sua opera», dice alle mie spalle la voce gentile e rarefatta di Bernardo Bertolucci, la erre parmigiana che ancora rotola, impermeabile ai tanti anni vissuti lontano dalla città natia. Intuendo la domanda, anticipa la risposta: «No, non credo c’entri qualcosa con Ultimo tango a Parigi ». Sorride. Poco prima, per un attimo, il ricordo del suo film più famoso e discusso ha fatto affiorare nella sua voce un’ombra di sofferenza. O forse insofferenza. Di chi,…

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la conquista di marte è un gioco da ragazzi

Vi piacerebbe giocare a “fare i coloni di un altro pianeta”? E che ne direste se il gioco avesse solide basi scientifiche e permettesse di capire la reale portata di un’impresa del genere e l’impatto psicofisico della missione sull’equipaggio? È ciò che si propone TerraMars , il videogame che lo studio genovese Untold Games, che l’ha creato, definisce un “The Sims ambientato su Marte”, e che rappresenta quasi un manifesto della contaminazione fra simulazione videoludica e realtà scientifica. Perché a progettarlo è stato chiamato un uomo che, per lavoro, pensa ogni giorno a come far sopravvivere i primi visitatori del Pianeta Rosso: Víctor Demaría Pesce, medico, storico collaboratore della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), nonché consulente scientifico del Centro astronautico europeo, che lui stesso definisce la “casa” degli astronauti…

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