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Wired Italia Marzo 2019

Ogni mese WIRED ti racconta le storie, le idee e le persone che stanno cambiando il mondo. Pagina dopo pagina, WIRED fornisce chiavi di lettura precise, coerenti e comprensibili per orientarsi nell’innovazione. Ma non solo: WIRED è anche divertimento, cultura, cinema, libri, gadgets...

Land:
Italy
Sprache:
Italian
Verlag:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
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IN DIESER AUSGABE

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federico ferrazza

Dieci anni fa arrivava in Italia un giornale che da queste parti non si era mai visto. Aveva un nome che non tutti sapevano pronunciare: vired, uired, uaired. Qualcuno si arrendeva e lo chiamava «il nuovo giornale di tecnologia di Condé Nast», il nostro editore, o più gentilmente «quella roba per nerd». Negli Stati Uniti quella roba per nerd, cioè Wired , era nata qualche anno prima, nel 1993, a San Francisco. Un luogo non casuale. Fu fondato dodici mesi dopo l’invenzione del web, un’innovazione che consentì a tutti, attraverso una semplice interfaccia, di navigare in internet, una rete di computer fino a quel momento conosciuta solo dagli addetti ai lavori. Le potenzialità della rete, che arrivarono a tutti proprio grazie al web, ci misero poco a farsi conoscere. A…

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uno startupper ante litteram

Leonardo da Vinci leggerebbe Wired . Se fosse vivo oggi, avrebbe un abbonamento online alla rivista, o più probabilmente una password craccata per accedere gratis ai contenuti: nella seconda ipotesi non smetterebbe tuttavia d’interrogarsi sul destino del copyright nell’era digitale. Qualche anno fa lo avremmo contato fra i paladini dell’open source e avrebbe posseduto un iPhone, ma solo sulla scorta dell’entusiasmo iniziale, per poi convincersi lucidamente della maggiore versatilità di Android. Di certo passerebbe molto tempo libero a discutere di singolarità tecnologica, della colonizzazione ormai prossima di Marte e di come aggirare il consumo di combustibili fossili; a tale scopo avrebbe costruito un marchingegno complicato per alimentare la propria auto a energia solare. Gli piacerebbero molto la domotica avanzata, le prospettive luminose dell’editing genetico e i droni, solo un po’…

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barbie l’icona senza tempo compie 60 anni

Dal 1959 l’obiettivo della bambola più famosa al mondo è quello di ispirare le bambine a liberare il loro potenziale illimitato, qualsiasi esso sia. Cavalcando i trend estetici e sociali di ogni epoca, Barbie ha contribuito a modellare l’immaginario facendo da collante fra diverse generazioni. Oggi non è solo una protagonista assoluta nel mondo dei giocattoli ma rappresenta un universo di contenuti che si articolano fra televisione, web e moda. L’ISPIRAZIONE Il 9 marzo 1959 viene lanciata sul mercato una bambola rivoluzionaria: l’idea è di Ruth Handler, pionieristica fondatrice della Mattel in un’epoca in cui per le donne farsi valere nel mondo del lavoro era un’impresa. Il suo obiettivo era quello di offrire alle bambine, sua figlia Barbara compresa, un giocattolo più somigliante alle donne reali. Fin dal primo momento Barbie ha…

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1 il teorema della verità

Incontro Alessio Figalli, dopo mille peripezie, tra voli persi e riacchiappati per il rotto della cuffia, in una Zurigo coperta da un sottile velo bianco. Una neve ghiacciata e piccola scende piano sull’antico edificio in cui è ospitato il Politecnico. È questo l’ultimo approdo del matematico italiano recente vincitore della medaglia Fields, uno dei più alti riconoscimenti per la matematica; viene assegnata ogni quattro anni a un massimo di quattro ricercatori con meno di quarant’anni. Gli austeri corridoi dell’università mi trasmettono un senso di vaga freddezza, finché non arriviamo allo studio del professor Figalli. E d’improvviso, mi sento catapultata indietro. Figalli è poco più giovane di me, apparteniamo alla stessa generazione e, man mano che parliamo, mi sembra di tornare agli anni dell’università. So che i nostri percorsi sono stati simili…

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2 l’uomo che piantava i grattacieli

Nel 1910 Jean Giono scrisse d’aver incontrato Elzéard Bouffier, pastore, in un posto dove le Alpi entravano in Provenza, su un altopiano brullo, dove i pochi uomini litigavano e le donne portavano rancore. Bouffier era un silenzioso: quando non pascolava pecore selezionava ghiande, a gruppi di dieci, teneva le migliori cento, le metteva in un sacco inzuppato d’acqua, usciva con una barra di ferro, bucava il terreno e in ogni buco infilava una ghianda: se tutto fosse andato bene, poco più della metà sarebbero state querce. Di tutti e di nessuno. Quella frazione contava tre abitanti selvaggi, più o meno nello stato fisico e morale degli uomini preistorici. Condizione senza speranza. Non avevano altro che attendere la morte: situazione che non dispone alla virtù. Quando tornò dopo la Prima guerra mondiale,…

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3 noi vogliamo questa vittoria

Prima di incontrarlo mi faccio una passeggiata per i sentierini del campus universitario, recentissimo e multietnico, dell’istituto Humanitas a Rozzano, alle porte di Milano. Il sole è calduccio, l’aria frizzantina. Uso aggettivi siffatti perché sono intenerito dalla studiosa gioventù che approfitta della pausa pranzo per tirare una boccata d’aria e qualcuno, raro, anche un tiro di sigaretta. Passeggio anche per quello. Dare aria al mio orbitale, lasciare fuori l’odore del mio vizio. Sto per incontrare il professor Alberto Mantovani, uomo che ha dedicato e dedica la sua vita alla ricerca nel campo dell’immunologia e dell’oncologia, mi piacerebbe passare indenne al vaglio delle sue cellule olfattive. Così, quando sono nel suo studio, gioco d’anticipo, gli chiedo se per caso è interista. Domanda astuta, mi serve per rompere il ghiaccio ma anche perché…

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