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Mode
Lampoon Magazine

Lampoon Magazine issue 18

Snob & Pop – is Lampoon’s DNA. Mixing high and low, the aristocrat with the business. A magazine for women and men. Fashion whose strength lies in aesthetic research. Always self-ironical, and so self-confident.

Land:
Italy
Sprog:
Italian
Udgiver:
Lampoon Publishing House SRL
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3 min.
editor’s letter argentaia choreographies

C’è una questione di tempo che non può essere superata. Le pietre vanno spaccate, ci vuole tempo. Un castello va costruito, ci vogliono otto anni. Il tempo – per quanto possa essere un discorso sul craft, sul fare e sul rifare, sulla costruzione e sui dettagli, il tempo è un elemento così come lo è il legno, la calce, il ferro, la pietra. Il tempo permette la disciplina: la danza delle ore cerca una narrazione di rigore. Argentaia è il titolo di una coreografia cerebrale, che comanda il lavoro delle mani, la forza delle gambe, l’abilità delle parole. Italia, terra di resilienza e di acqua – l’acqua che cade pulita sulle Alpi, scende tra gli abeti e i marmi bianchi, si raccoglie nei fiumi, attraversa le città, i rubinetti, i…

1 min.
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Daniel Steegmann Mangrané, nato a Barcellona nel 1977, oggi vive e lavora a Rio de Janeiro. La sua produzione sonda il rapporto tra cultura e natura, una riflessione sulle dinamiche tra gli elementi che ci circondano. L’artista, indagando i sistemi ecologici, introduce il mondo naturale all’interno delle sue opere. Ricorrenti gli elementi della foresta pluviale in Brasile – rami, foglie e insetti – accanto a forme geometriche e motivi astratti. Le sue opere sono in mostra all’Hangar Bicocca: A Leaf-Shaped Animal Draws The Hand, la prima esposizione in Italia (a cura di Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli) che presenta i lavori realizzati a partire dal 1998 fino a oggi – film, ambientazioni in realtà virtuale, ologrammi 2D, sculture e installazioni. Dall'alto, Daniel Steegmann Mangrané, 2014, veduta dell’installazione all'ABC Art Berlin,…

1 min.
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Hybrid Sculpture è una riflessione sull'evoluzione della scultura a partire dagli anni Novanta. Quasi nessuna delle opere esposte sembra una scultura nell'accezione tradizionale del termine: gli artisti sconfinano da un'arte all'altra, mescolando scultura, pittura, performance, design. La mostra, fino al 12 gennaio 2020 allo Stedelijk Museum di Amsterdam, presenta più di venti opere di diciannove artisti, molti dei quali non avevano mai precedentemente esposto in un museo. Dall'alto, in senso orario, Keith Edmier, Cycas Orogeny, 2003-2004; Jessica Stockholder, Coupling, 1998. KAYA, S is for Secret Life, 2014-2016; Magali Reus, Arbroath Smokie, 2016. Tutte le fotografie sono di Peter Tijhuis…

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Simone Leigh, nata a Chicago nel 1967 lavora con un focus sulla rappresentazione della donna nera. Ha vinto il Premio Hugo Boss 2018 con la mostra Loophole of Retreat. Le sue opere sono esposte al Solomon R. Guggenheim Museum di New York fino al 26 ottobre. Il titolo si rifà agli scritti di Harriet Jacobs, un'abolizionista schiavizzata che nel 1861 pubblicò un racconto sulla sua lotta per la libertà. Leigh fonde il corpo umano con oggetti domestici o elementi architettonici, evocando l'archetipo della statua nuda, i bronzi del Benin e la ritrattistica di Diego Velázquez. In questa pagina, scatti dell'installazione di David Heald…

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La vita di Yun Hyong-Keun (Cheongju 1928 – Seoul 2007) è legata alla storia del suo paese: fu imprigionato più volte per le sue idee politiche e nel 1950 riuscì a fuggire da un’esecuzione di massa. Le sue opere sono esposte fino al 24 novembre al Palazzo Fortuny di Venezia nella mostra Yun Hyong-Keun Retrospettiva – la prima europea dedicata all’artista coreano, organizzata in collaborazione con il Museo Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea (MMCA) di Seoul e curata da Kim Inhye. Dopo una prima fase di sperimentazione, lo stile di Yun Hyong-keun si definisce nella prima metà degli anni Settanta riflettendo la sofferenza vissuta. Il dramma si accentua all’indomani del massacro di Gwanju del 1980. Dall’alto, in senso orario, Yun Hyong-Keun, Burnt Umber e Ultramarine, 1994; Burnt Umber, 1987;…

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Dall’11 settembre al 5 ottobre, 29 ART IN PROGRESS gallery presenta a Milano le fotografie dei sei autori vincitori di Unpublished Photo 2019, open call annuale. Farnaz Damnabi (Teheran, Iran, 1994) presenta Playing is my right, reportage ambientato nei villaggi della provincia del Golestan, in Iran, sull’importanza del gioco nell’infanzia. Seguendo i tòpoi della fiaba classica Matteo Losa (Milano, 1982) racconta con La via della fiaba il suo percorso di crescita interiore. Jian Luo (Liaoning, 1978) introduce alla vita religiosa tradizionale in Tibet concentrandosi sul colore rosso con Deep Red. Luca Marianaccio (Isernia, 1986) in una riflessione sulla società moderna pervasa dalla tecnologia in 404 Not Found; Matteo Piacenti (Viterbo, 2001) con Irrazionali ma coscienti ritrae soggetti segnati da difficili condizioni personali. Daniela Pusset (São Paulo, 1978) con la serie…