EXPLORARMI BIBLIOTECA
searchclose
shopping_cart_outlined
exit_to_app
category_outlined / Estilo de Vida Femenina
Vanity Fair ItaliaVanity Fair Italia

Vanity Fair Italia

29 luglio 2019

Vanity Fair è una vetrina infinita per i tuoi interessi che ogni settimana ti appassiona, ti diverte e ti informa su tutto quello che ti piace: avvenimenti e personaggi che contano, moda, bellezza, benessere, musica, libri, arte, cinema.

País:
Italy
Idioma:
Italian
Editor:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
Leer Máskeyboard_arrow_down
COMPRAR NÚMERO
1,27 €(IVA inc.)
SUSCRIBIRSE
23,26 €(IVA inc.)
25 Números

EN ESTE NÚMERO

access_time3 min.
occhiali da vista

Estate 2017, esattamente due anni fa. Milano, Società del Giardino, ovvero una delle istituzioni più tradizionaliste della città. È sera, fa caldo ma ogni invitato è vestito di tutto punto. Le donne indossano abiti lunghi, gli uomini smoking o completi scuri. La festa si svolge per metà in giardino e per l’altra nei salotti di questo palazzo che è abituato a vedere banchieri, alta finanza, borghesia, qualche aristocratico e soprattutto molti imprenditori che arrivano qui per stringere affari e siglare contratti. Tutto è come sempre: tintinnio di bicchieri di champagne, tartine al salmone, camerieri, chiacchiere sussurrate, un po’ di snobismo condito con musica di sottofondo. Gli ospiti mostrano nonchalance ma in realtà stanno fingendo. Perché questa sera si celebra la festa di nozze tra due uomini: Marco e Andrea. I due…

access_time3 min.
y come yoga

La ragazza di mio fratello ha frequentato un corso per insegnanti di yoga in India ed è tornata con un nome nuovo. Non si chiama più Tali, si chiama Bhakti. Che in indiano è l’interiorità divina. O la divinità interiore. Da quando è tornata, Bhakti si muove silenziosamente per casa a passi felpati, e ogni volta che mio fratello si lamenta di qualcosa che non va, al lavoro o in generale, lei lo ascolta paziente con occhi comprensivi e alla fine dice soltanto: let it go, let it go. Si alza ogni mattina alle cinque e mezza, per meditare, e va a dormire alle nove, massimo nove e un quarto, perché si deve alzare alle cinque per meditare. Non guarda più la televisione insieme a lui, perché la televisione avvelena…

access_time2 min.
rivoglio i miei bacioni

Quando mio padre, che si chiamava Ludovico, partiva per uno dei suoi rari viaggi senza di noi per andare alle terme di Montecatini o a caccia in Jugoslavia – sì, andava a caccia e sì, c’era ancora la Jugoslavia – ci spediva delle cartoline che immancabilmente riportavano lo stesso saluto: Bacioni Vico. Mio padre non ha mai scritto nient’altro sulle cartoline, per tutta la sua non lunghissima vita: Bacioni Vico era la sua forma di saluto, il suo modo di dirci che ci voleva bene, che era contento di quelle piccole fughe rigeneranti e che stava pensando a noi. Un Bacioni Vico bello grosso, grasso, felice, come era lui. Un Bacioni Vico che occupava tutto lo spazio bianco del retro della cartolina. Scritto con la grafia ariosa e tondeggiante che…

access_time2 min.
saturno in ciel

Il 20 luglio anche l’ultimo degli uomini nati al tempo in cui la Luna era un mistero su cui sospirare avrà compiuto cinquant’anni. Sarà dunque invecchiato, insieme con lo sbigottimento notturno sotto l’inafferrabile ed enigmatica Luna: un palpito umano di millenni, amoroso ed esistenziale, la Luna inafferrabile come l’amore sublimato ed enigmatica come il nostro destino. Il 20 luglio 1969, Neil Armstrong mise piede sulla Luna, e la Terra intera restò muta a osservare quel passaggio moderno delle colonne d’Ercole, l’ultimo viaggio sbalorditivo verso l’ignoto. L’inafferrabile Luna fu afferrata e l’enigmatica giace nei laboratori di mezzo mondo, sotto forma di pietre lunari conservate in azoto e costituite da ilmenite, olivina, pirosseno e plagioclasio feldspato. «Facci caso, più nessuno scrive poesie sulla Luna», dice un amico, e cita Shakespeare – «Folle è…

access_time3 min.
antropologia mediterranea

Non sappiamo se il 2019 passerà alla storia, ma siamo sicuri che alcuni personaggi di spicco passeranno alla barzelletta. È il caso di Valeria Marini, la «divina mortadella», secondo la definizione di Bigas Luna. Noi non saremmo così severi. Arrivata al capolinea del silicone televisivo, allo stadio terminale del lifting pubblicitario, alla sbornia di collagene scandalistico, la cinquantaduenne soubrette, per il lancio del suo ultimo disco Me Gusta, si è immersa nella fontana della Barcaccia, ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti. Per evitare spiacevoli confronti, ha scelto il capolavoro barocco di Pietro Bernini e non Fontana di Trevi come Anita Ekberg. Giustamente, si è adeguata: la Dolce Vita di ieri ha lasciato il posto alla Truce Vita di oggi. Una brutta figura per la Bambolona? Nemmeno per sogno. Propaganda.…

access_time3 min.
il riscatto delle «dolcissime»

Sono in montagna per le solite scarpinate vacanze, anche dette dai miei amici «machitelofafare». La sera, quando rientro in albergo entusiasta, pienissima di «piedi e km», mi siedo fuori a guardare il gigantesco sasso che mi ha accolto e mentre i pensieri volano ad amarsi con i desideri e nella mente fanno l’amore, riesco a vedere cose che voi esseri umani… vabbè… ho detto VEDERE non DIRE cose inedite. In questa nottata parecchio speciale, ho pensato a tutte le volte che avrei voluto vedere realizzato un film che avesse per protagoniste tre ragazze «chiattone» e una «anoressica di merda», che si raccontassero «#nofilter verbali» la rabbia delle loro «forme»… mentali. Avendo spesso personalmente lottato contro ogni «forma» di emarginazione, mi fa incazzare che non si parli, come accade nella vita, di categorie costruite…

help