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Arte e Architettura
Domus

Domus Aprile 2020

Since 1928 Domus is a reference for architects, industry professionals, designers and students as well as a precious tool for work, for staying abreast with the news and for deepening knowlwdge. Completely bilingual (English and Italian), Domus is international in form, content and distribution.

Paese:
Italy
Lingua:
English
Editore:
Editoriale Domus Spa
Frequenza:
Interrupted
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11 Numeri

in questo numero

8 minuti
editoriale

Editorial In praise of beauty, in the face of crisis I contenuti di questo mese riguardano in particolare il ruolo del design e dei designer. Concepito per essere pubblicato in coincidenza con il Salone del Mobile di Milano (ora rinviato a causa del diffondersi del Covid-19) è un’occasione per celebrare e approfondire il significato del progetto alla luce delle sfide ambientali e sociali cui siamo di fronte. La celebre manifestazione annuale è impressionante quanto inquietante, una Torre di Babele traboccante di genialità e di design, e sconcertante per dimensioni. Ormai conosciamo tutti la critica secondo la quale, dato che il nostro sistema economico è sempre più dipendente dall’induzione ai consumi, il ruolo del design è venuto a essere coinvolto sempre più esplicitamente nelle fuorvianti responsabilità della prospettiva di mercato, invece che nell’autonomo perseguimento…

2 minuti
agenda

In un mondo di risorse limitate e consumi eccessivi il design ha un futuro? Che cosa dovremmo fare del nostro profondo, umano desiderio di creare e collezionare cose belle? In un clima di crescente pessimismo, Deyan Sudjic riflette sui dilemmi del progetto e dell’ottimismo degli industrial designer che sempre più tornano a volgersi agli intenti sociali della professione, come li professano William Morris e Victor Papanek. Tuttavia un’eccessiva attenzione al processo e alla ricerca, quando ogni settore della vita si fa sempre più digitale, rischia di minare il valore culturale del fare e dell’interagire con ciò che è fisico. Jonathan Keates sostiene le ragioni di “uno spazio per la bellezza fine a se stessa indipendente dal ruolo subordinato che assume accanto alla ‘utilità’ e al ‘bene’”, delineandone il complesso rapporto…

17 minuti
design: è troppo tardi per salvare il mondo?

Is it too late for design to save the world? Se consideriamo che la pratica del design sia una costante lotta tra William Morris e Raymond Loewy, cioè tra il senso della funzione sociale e la creazione di forme sature di testosterone orientata al profitto, allora l’eredità di Morris oggi è in ascesa. È passato parecchio tempo da quando i designer pensavano che il loro lavoro consistesse nel persuaderci a comprare cose di cui non abbiamo veramente bisogno a un prezzo che non possiamo veramente permetterci, o per lo meno è passato parecchio tempo da quando ammettevano di farlo. Ma anche se i designer si impegnano a inventare veicoli elettrici autonomi, test per l’HIV autogestiti, plastiche a base vegetale e kit di gravidanza biodegradabili devono affrontare la crescente opinione che, nell’attuale…

13 minuti
il bello, l’utile e il buono

The beautiful, the useful and the good “Se raggiungi la semplice bellezza e null’altro Raggiungi il meglio che Dio abbia fatto È qualcosa: e quando gli renderai grazie troverai in te l’anima che hai perso”. Questi versi appartengono al poemetto Fra Lippo Lippi di Robert Browning (1855), interessante brano di transfert immaginario in cui l’autore, impersonando il pittore rinascimentale fiorentino Filippo Lippi, analizza i modi in cui una vita creativa, consentendo all’artista di prendere le distanze dalle norme sociali, gli permette più felicemente di trascenderle. Perciò la bellezza sostituisce l’ortodossia cattolica come fede personale di Lippi, anche se egli continua a indossare il saio del frate carmelitano. Questo credo estetico, scritto un secolo e mezzo fa, ancora suscita un’eco, per quanto sfumata e ambigua, nel mondo del design contemporaneo. Browning scriveva in un…

9 minuti
società dello spreco, architettura dello spreco

Throwaway society, throwaway architecture La nostra è una società dei consumi. L’affermazione è tutto meno che inedita: in La teoria della classe agiata (1899) il sociologo americano Thorstein Veblen individuò nella società consumi che andavano oltre la soddisfazione dei bisogni reali e miravano a ottenere prestigio sociale. Questo “consumo ostentativo” divenne presto un tratto dominante delle classi benestanti. Nel periodo dello sviluppo del Dopoguerra si diffuse dagli Stati Uniti all’Europa e negli anni Sessanta e Settanta si estese a tutti i Paesi industrializzati. Da allora il consumismo è un fenomeno onnipresente che affligge potenzialmente il mondo intero. Così onnipresente, in realtà, che ha anche preso d’assalto l’architettura e la città. Ciò è particolarmente inquietante, perché l’architettura e la città non sono (o non dovrebbero essere) beni di consumo e in realtà non…

1 minuti
pratica

Per Renzo Piano, la flessibilità è una “questione morale” e non un fatto tecnico. Parlando dal suo studio pieno di vita che guarda sul Mar Ligure, Piano ci apre una prospettiva sulla sua passione per la costruzione e per la collaborazione leale, che sono tra le caratteristiche determinanti della sua professionalità senza tempo. Ogni nuovo edificio viene trattato come un’originale occasione per integrare valori sociali e processi produttivi nel nucleo del processo progettuale. Mona Fawaz e Cara Aramouny recensiscono il “Grande progetto” di questo mese: Stone Garden, lo straordinario edificio a destinazione mista nel quartiere portuale di Beirut. In contrasto con l’edilizia speculativa guidata dal profitto che domina il resto della città, l’edificio “adotta la stratificazione e l’eclettismo delle morfologie urbane e vi affianca la sua nuova, elegante seppur discreta…