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Focus Storia Collection

IL VERO VOLTO DELLA GIOCONDA

CHI ERA DAVVERO? Tre particolari della Gioconda. Gli studiosi da tempo cercano di appurare l’identità della nobildonna che fece da modella, tradizionalmente ritenuta Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo.

(RMN/ALINARI (3))

La signora Lisa, mentre posava, non poteva certo saperlo, ma un giorno sarebbe diventata la donna più famosa del mondo. Oggi si indaga sulla sua vita privata (peggio che con una top model) e si cercano le sue spoglie come fossero sacre reliquie. Eppure, per ottenere tanto successo, Monna Lisa, al secolo Lisa Gherardini (1479-1542), moglie di un mercante di tessuti fiorentino, non dovette far altro che sedersi e sorridere. Al resto ci ha pensato Leonardo, che da quell’anonimo volto ha creato il capolavoro per eccellenza: la Gioconda.

Ma è davvero di Lisa Gherardini il sorriso enigmatico immortalato dal maestro toscano? Un giallo che neppure la scienza forense è stata ancora in grado di risolvere.

STATUS SYMBOL. Un giorno di cinquecento anni fa, il facoltoso Francesco del Giocondo (1465-1538) decise di commissionare un bel ritratto della sua sposa, “Monna” Lisa Gherardini (il primo termine non è altro che il toscano di “madonna”, cioè “signora”). La Firenze di allora era uno dei più grandi centri commerciali del Rinascimento europeo, e possedere opere d’arte era un modo di ostentare la propria ricchezza. Uno “status symbol”, diremmo oggi. Il committente, perciò, si rivolse a uno dei più illustri tra i pittori in circolazione: Leonardo da Vinci.

Si apre così la storia della Gioconda, o Monna Lisa, dipinto di modeste dimensioni ma di enorme impatto visivo. Leonardo iniziò l’opera probabilmente nel 1503, a Firenze, per poi lavorarci fino alla fine dei suoi giorni, senza terminarla né consegnarla ai committenti. «In realtà non siamo sicuri che le cose siano andate così», spiega Costantino D’Orazio, storico dell’arte e autore del libro Leonardo segreto. Gli enigmi nascosti nei suoi capolavori (Sperling & Kupfer). «Intorno al dipinto circolano documenti e testimonianze che si contraddicono; perciò non esiste certezza sul periodo in cui Leonardo abbia realizzato il ritratto, né sull’identità della donna e sul suo reale aspetto. La Gioconda potrebbe essere molto diversa dalla modella originale».

QUALCOSA NON TORNA. A identificare nel dipinto il ritratto di Lisa Gherardini è stato il pittore e biografo aretino Giorgio Vasari, autore delle celebri Vite (la cui prima edizione è del 1550).

Nel descrivere il dipinto leonardesco, Vasari spese parole entusiastiche su alcuni elementi del volto di Lisa. Tuttavia, qualcosa non torna, perché nel quadro del Louvre quei dettagli non esistono. In particolare, Vasari si sofferma sull’impeccabile riproduzione delle ciglia, che a suo dire, “non potevano essere più naturali”. Ma Monna Lisa non ha né ciglia né sopracciglia, come annoterà più tardi il collezionista d’arte Cassiano del Pozzo (che nel 1625 ebbe modo di osservare il dipinto). Possibile che Vasari si sia sbagliato?

«La verità è che Vasari non vide mai il dipinto, perché quando scrisse la vita di Leonardo, l’opera si trovava già in Francia», sottolinea lo storico. Per la cronaca, il quadro era giunto in Francia nel 1517 al seguito dello stesso Leonardo, chiamato alla corte reale di Francesco I come premier peintre. La Gioconda fu poi acquistata dal re e non si mosse più. È probabile che Vasari descriva il ritratto sulla base di un resoconto fattogli da qualcun altro, ma è anche possibile che si riferisca a un’altra opera. «Forse Lisa è stata ritratta in un dipinto che non abbiamo ancora scoperto, e la Gioconda mostra in realtà il volto di un’altra donna», conferma lo storico. «Nel dettaglio, oggi sono almeno una decina le identità attribuite a questa dama».

DOMANDE APERTE. Il primo a sollevare dubbi sull’identità di Monna Lisa è stato l’incisore francese André Charles Coppier, nel 1914. Un anno importante non solo per lo scoppio della Grande guerra, ma anche per il processo a Vincenzo Peruggia, autore del celeberrimo furto della Gioconda (1911), gesto che contribuì alla fama mondiale del dipinto. Da quel momento è stato un crescendo d’interpretazioni sul soggetto ritratto da Leonardo, alimentate da enigmi tuttora irrisolti. Rimane ignoto per esempio il motivo per cui l’artista non si separò mai da un’opera per cui, probabilmente, aveva già ricevuto un anticipo sul pagamento.

Altro mistero: non si trova un accordo scritto che testimoni la committenza di Francesco del Giocondo. Molti dubbi scaturiscono poi dal paesaggio sullo sfondo, che per molti storici sarebbe il frutto della fantasia dell’artista. Da qui l’ipotesi che non sia una donna reale, ma una figura “idealizzata”, forse l’allegoria della Pittura.

UNA, NESSUNA, CENTOMILA. Secondo un’interpretazione “psicoanalitica” dell’opera, sostenuta da Sigmund Freud, dietro Monna Lisa si celebrerebbe il primitivo oggetto d’amore di Leonardo, la madre Caterina, a cui l’artista fu strappato quando aveva cinque anni. Altre teorie più “concrete” si basano invece su resoconti coevi a Leonardo. Uno su tutti, datato 1517 e scritto dall’ecclesiastico Antonio de Beatis, ha fatto pensare che la Gioconda sia il ritratto di Pacifica Brandani, amante di Giuliano de’ Medici, protettore di Leonardo a Roma tra il 1513 e il 1516. Quest’ipotesi non solo farebbe precipitare la signora Lisa Gherardini dal suo piedistallo, ma sposterebbe in avanti di una decina d’anni l’esecuzione del dipinto.

Sempre sulla scorta di De Beatis, alcuni autori ritengono che sia il ritratto di Isabella Gualanda, altra “favorita” di Giuliano de’ Medici.

ERA LEI? Busto di Isabella d’Aragona realizzato da Francesco Laurana tra il 1487 e il 1488, probabilmente per le nozze con Gian Galeazzo Maria Sforza.

(SCALA (2))
Il ritratto non ha una FIRMA né una data, ma il più grande MISTERO legato a questo quadro rimane l’identità della MODELLA

Ma le teorie non si esauriscono qui, perché ai nomi fatti finora se ne potrebbero aggiungere altri e altri ancora: tra cui quelli di Costanza D’Avalos, principessa di Francavilla, Isabella d’Este, Bianca Giovanna Sforza, figlia di Ludovico il Moro, e Isabella d’Aragona Sforza.

LE ALTRE... schizzo di Isabella d’Este (potrebbe essere lei Monna Lisa, se il suo nome s’intendesse come Monna l’Isa, alla lombarda).

Bianca Giovanna Sforza, ritratta da Leonardo intorno al 1495.

(GETTY IMAGES)

«Qualunque sia il volto che ha ispirato la Gioconda, di sicuro il ritratto non somiglia più al modello originale, perché Leonardo lavorò in modo così maniacale a ogni suo dettaglio, da mutare nel tempo le forme iniziali», avverte D’Orazio. È possibile che Lisa sia stata davvero immortalata nella Gioconda, ma che il suo volto originale sia poi rimasto nascosto sotto strati di pennellate. In effetti, analisi ai raggi X del dipinto (pubblicate nel 1954) hanno rivelato l’esistenza di una Monna Lisa “nascosta” un po’ diversa: sul capo non c’è traccia del velo, il volto è più scarno e, soprattutto, manca l’ambiguo sorriso. Ma c’è chi si è spinto oltre, arrivando a inventare una nuova tecnica d’indagine con il solo scopo di trovare il vero volto di Lisa. Si tratta dello scienziato francese Pascal Cotte, che dal 2004, e per oltre un decennio, ha studiato il capolavoro vinciano attraverso un tipo di analisi multispettrale detta Layer Amplification Method (Lam). Cotte avrebbe scoperto tre versioni diverse della Gioconda al di sotto di quella attuale, e una di esse avrebbe le famose ciglia descritte dal Vasari. Insomma, che sia Lisa Gherardini o no, Monna Lisa continuerà a brillare nel firmamento delle celebrità.