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Focus Storia - Speciale Viaggi nel tempo

PERSONAGGI

(BRIDGEMAN / LEEMAGE)

NERONE ERA BISESSUALE?

Sì: il celebre imperatore romano (nel quadro ottocentesco Nerone a Baia, raffigurato nella sua villa con una tigre), salito sul trono nel 54 d.C. appena diciassettenne (e rimasto fino al 68, anno della morte), ebbe storie sia eterosessuali sia omosessuali. Come riporta lo storico Svetonio, sposò infatti tre donne, ossia Claudia Ottavia, Poppea e Statilia Messalina, e due uomini: i liberti Doriforo Pitagora e Sporo. Con i suoi partner mantenne un atteggiamento “ambivalente”: con il primo assunse infatti il ruolo di “moglie”, con il secondo quello di “marito” (dopo averlo fatto castrare dai suoi medici personali). Sia prima sia dopo Nerone, le relazioni omosessuali nell’antica Roma furono tra l’altro cosa frequente, coinvolgendo molti altri grandi imperatori. Tra coloro che si accompagnarono ad amanti dello stesso sesso spicca per esempio Adriano, al potere dal 117 al 138, del quale è rimasta celebre la liaison che ebbe con il giovanissimo greco Antinoo (a cui dedicò numerose statue dopo la prematura scomparsa).

Chi era la Lady Oscar italiana?

Francesca Scanagatta, giovane milanese classe 1776 che militò sotto mentite spoglie nelle file dell’esercito austroungarico, impegnato contro la Francia rivoluzionaria, facendosi passare per uomo. Dopo aver ricevuto un’accurata istruzione, come spettava alle fanciulle di buona famiglia, nel 1794 si sostituì infatti al fratello, poco propenso alla vita militare, al momento dell’ingresso all’Accademia Militare Teresiana di Wiener Neustadt (vicino a Vienna). Camuffata da uomo e adottato il nome di Francesco, ottenne ottimi risultati e riconoscimenti professionali. Attiva tra il 1797 e il 1801 in tutte le operazioni anti-napoleoniche in territorio italico, fu costretta a interrompere la carriera di soldato quando il padre, preoccupato per lei, ne rivelò l’identità al suo superiore. Prima di essere congedata (per “motivi familiari”), “Francesco”, durante la festa di commiato, ricevette gli omaggi dei commilitoni, ignari del suo vero sesso.

COM’È MORTO ALESSANDRO MAGNO?

Sembra essersi dissolto l’alone di mistero che per millenni ha circondato la scomparsa del grande condottiero macedone, spentosi nel 323 a.C. a Babilonia. Secondo un recente studio condotto dalla Dunedin School of Medicine di Otago (Nuova Zelanda), Alessandro Magno (nel quadro ottocentesco Alessando infermo di Domenico Induno) avrebbe contratto la sindrome di Guillain-Barré, rara malattia autoimmune che danneggia il sistema nervoso fino alla totale paralisi. La diagnosi “postuma” è stata possibile grazie a un’attenta analisi comparata delle fonti antiche, secondo le quali Alessandro, dopo una notte di bevute, sarebbe stato colpito da febbre alta, forti dolori addominali e perdita delle facoltà motorie. I medici ne dichiararono infine il decesso, anche se è probabile che il condottiero non fosse realmente morto, ma solo paralizzato e in coma. A riprova di ciò, le fonti riportano di come il presunto cadavere del macedone non mostrò segni di decomposizione per molti giorni.

(MONDADORI PORTFOLIO/ELECTA/SERGIO ANELLI)

Chi si celava dietro al “gobbo del Quarticciolo”?

Dietro a questo epiteto, dovuto a una vistosa malformazione alla schiena, si nascondeva Giuseppe Albano personaggio di spicco della Resistenza romana durante l’occupazione tedesca del 1943-1944. Classe 1927, Albano era emigrato a Roma dalla Calabria ed era cresciuto nella borgata del Quarticciolo, dedicandosi ad attività illegali. Con l’arrivo dei nazisti, iniziò a mettere in atto, assieme alla sua banda, operazioni di boicottaggio intervallate da assalti ai forni e alla “borsa nera”, diventando un eroe popolare, perché ridistribuiva il frutto delle rapine al quartiere. Per i tedeschi divenne invece un nemico pubblico, tanto che fu dato ordine di fermare “tutti i gobbi della città”. Nel 1944 Albano fu arrestato, riuscendo però a riottenere quasi subito la libertà, finché il 16 gennaio 1945 fu assassinato da mano ignota. Le sue gesta ispireranno nel 1960 il film Il gobbo (di Carlo Lizzani.

(GLOBE / RONALD GRANT ARCHIVE / MONDADORI PORTFOLIO)

Chi era Gaio Duilio?

Fu il generale che condusse le forze della Res Publica romana alla loro prima vittoria in uno scontro in mare. Lo storico trionfo fu riportato nella battaglia di Milazzo (in un quadro del XVI secolo di Jacopo Ripanda, custodito ai Musei Capitolini), combattuta nel 260 a.C. al largo delle coste siciliane (Prima guerra punica). Fino ad allora, Roma si era distinta nelle battaglie campali, mostrando poca dimestichezza nel settore navale, tanto che in quello stesso anno era stata sconfitta dalla flotta cartaginese nella battaglia delle isole Lipari. Nelle acque di Milazzo, i Romani guidati da Gaio Duilio s’imposero grazie a un’ingegnosa novità: i “corvi”, ponti mobili che, una volta agganciati alle navi nemiche, permettevano ai soldati di farvi irruzione e combattere corpo a corpo, come sulla terraferma. In ricordo di quel successo, la Marina militare italiana intitolerà in seguito allo stesso Gaio Duilio ben quattro imbarcazioni (l’ultima delle quali varata nel 2007).

(ALINARI)

Chi è stato lo Schindler svedese?

Raoul Wallenberg, diplomatico svedese che durante la Seconda guerra mondiale salvò migliaia di ebrei con un’operazione simile a quella attuata dal tedesco Oskar Schindler (ripercorsa dal film Schindler’s List). In breve, inviato nel 1944 presso l’ambasciata di Svezia a Budapest (con l’Ungheria occupata dai nazisti), lo svedese produsse speciali salvacondotti, detti “passaporti Wallenberg”, utili a evitare la deportazione agli ebrei in grado di attestare legami con la Svezia, anche se in realtà inesistenti. Oltre a incentivare la produzione di questi documenti (che consegnò di persona porta a porta), Wallenberg istituì speciali “case di protezione”. Ma dopo aver salvato tante vite, fu imprigionato dai sovietici e deportato. L’Urss ne attesterà quindi la morte al 1947 (ma i dubbi sono molti). In seguito gli saranno assegnate importanti onorificenze da vari Paesi, tra cui quella di “Giusto tra le Nazioni” (da parte di Israele).

(HARTSWOOD FILMS/BBC WALES / ALBUM / MONDADORI PORTFOLIO)

SHERLOCK HOLMES È ESISTITO DAVVERO?

In un certo senso sì. Il modus operandi dell’investigatore “creato” nel 1887 da Arthur Conan Doyle, caratterizzato da un’attenta osservazione dell’ambiente circostante e da un esemplare utilizzo del cosiddetto “metodo deduttivo”, è ispirato alla figura, realmente esistita, del medico scozzese Joseph Bell (1837-1911), pioniere della scienza forense, ossia l’applicazione di metodi scientifici per la risoluzione dei reati. Quest’ultimo ebbe tra i suoi allievi alla facoltà di Medicina proprio il “papà” di Sherlock Holmes, il quale prese ispirazione dagli ingegnosi criteri impiegati dal medico per elaborare le diagnosi. Bell fu anche incaricato di svolgere le indagini medico-legali sui delitti di Jack lo Squartatore, il misterioso serial killer di prostitute che terrorizzò Londra nel 1888. Nella foto, Benedict Cumberbatch e Martin Freeman nella serie Sherlock (2016).

(LICHFIELD/GETTY IMAGES)

Chi era Steel Butterfly?

Imelda Marcos, moglie del dittatore Ferdinand Marcos, con cui resse il governo delle Filippine tra il 1965 e il 1986, trasformando il Paese in una sorta di giocattolo personale. Descritta dalla stampa di regime come una raffinata principessa, era invece una cinica arrivista, pronta ad appoggiare il consorte nella repressione di ogni dissenso e ad arricchirsi alle spalle del popolo, meritandosi così l’epiteto di Steel Butterfly, “farfalla d’acciaio”. Tra le sue vittime, i Beatles, in tour nel Paese nel 1966, maltrattati per aver declinato un invito a colazione. Dopo la caduta, i Marcos finirono in esilio alle Hawaii (Ferdinand vi morirà nel 1989), mentre la folla, stremata, prendeva d’assalto il palazzo presidenziale, distruggendo tra l’altro le migliaia di lussuose scarpe e borse di Imelda. Negli anni Novanta, le fu permesso di rientrare nelle Filippine, dove tornerà a ricoprire incarichi istituzionali e dove risiede tuttora (ricorre quest’anno il suo novantesimo compleanno).

A quale carica rinunciò Albert Einstein nel 1952?

A quella di presidente dello Stato d’Israele, sorto appena quattro anni prima, il 14 maggio 1948. La bizzarra offerta venne fatta recapitare al celebre fisico premio Nobel, di famiglia ebraica (e all’epoca residente a Princeton, negli Stati Uniti), dal primo ministro israeliano David Ben-Gurion (insieme a Einstein) dopo la morte del vecchio presidente, Chaim Weizmann (uno scienziato che, insieme allo stesso Einstein, aveva contribuito nel 1918 alla fondazione dell’Università Ebraica di Gerusalemme). Il più famoso uomo di scienza del XX secolo, già 73enne, declinò però gentilmente l’invito ad assumere la carica presidenziale, scrivendo una celebre lettera allo stesso Ben-Gurion in cui affermava di non possedere “la naturale attitudine e l’esperienza per affrontare opportunamente le persone ed esercitare funzioni ufficiali”.

(AFP/GETTY IMAGES)
(BRIDGEMAN/MONDADORI PORTFOLIO)

CHI ERANO I QUATTRO MOSCHETTIERI?

I veri nomi degli spadaccini descritti da Alexandre Dumas ne I tre Moschettieri (1844) erano: Armand D’Athos (Athos), Isaac de Portau (Portos), Henri D’Aramitz (Aramis) e Charles de Batz de Castelmore (detto D’Artagnan anche nella realtà, per via di un titolo nobiliare ereditato dalla madre). Vissero vent’anni dopo il periodo narrato nell’opera, le cui vicende si svolgono nel 1625, al tempo del cardinale Richelieu, mentre i quattro prestarono servizio quando la Francia era governata dal cardinale Giulio Mazzarino (1642-1661). Delle loro biografie si sa pochissimo, fatta eccezione per D’Artagnan (che fu anche “agente segreto” del cardinale), spentosi a 58 anni durante l’assedio di Maastricht (1673). Per quanto riguarda gli altri tre, sappiamo che D’Athos morì in duello a 28 anni, che de Portau finì la carriera nella guarnigione di Navarrenx (invecchiando forse fino a tardissima età) e che D’Aramitz, ritiratosi a vita privata, si spense attorno ai cinquant’anni. L’arrivo di D’Artagnan, un quadro ottocentesco.