ESPLORALA MIA LIBRERIA
GQ Italia

LO SGUARDO SUL SUDAFRICA

Pochi luoghi allenano gli occhi e la capacità di guardare quanto l’Africa. Nello specifico: la riserva di Phinda, provincia orientale del KwaZulu-Natal, è considerata uno degli angoli migliori del Sudafrica per osservare gli animali. Non sempre i safari mantengono le promesse in modo efficiente, ma qui basta percorrere un centinaio di metri fuori dalla striscia di terra che funge da aeroporto per avvistare un branco di tre leonesse e cinque cuccioli. Poco più in là c’è la carcassa di uno gnu: la caccia è avvenuta al massimo un’ora prima.

Questa è la terra zulu scelta da Tara Getty, della celebre dinastia americana fondata nel XX secolo sul commercio del petrolio, come dimora e base per i suoi progetti di eco-turismo a marchio &Beyond. La riserva, che gli abitanti ancestrali chiamavano Mun-ya-wana, si trova tra l’estuario del lago St. Lucia e le montagne del Limpopo ed è attraversata da giraffe, elefanti, zebre, bufali, leopardi, iene. La concentrazione di fauna è impressionante: a una manciata di minuti dall’entrata del lodge, due ghepardi masticano quel che resta di un impala. È qui che da un paio d’anni Huawei invita la stampa a testare le capacità fotografiche dei suoi smartphone, col supporto di veri reporter faunistici e la tesi di fondo che si possa fare un intero safari fotografico con un P30 Pro. Uno dei tutor è Archie Brooksbank, inglese, frequentazioni monarchiche, vestito come una spia di Graham Greene, che in un film sarebbe interpretato da Hugh Grant. Archie tiene una rapida lezione di fotografia e filosofia: «Non si può scattare bene senza aver prima guardato a lungo, cogliendo il privilegio di essere dove ci si trova». Il dilemma è ancora più vivo nel bush sudafricano, dove gli incontri sono improvvisi, imprevedibili e brevi. Per cogliere il privilegio si rischia di tornare a casa senza immagini, oppure si passano ore alla ricerca di una foto decente senza mai guardare davvero. La sintesi è un oggetto in grado di scattare bene al primo colpo, ed ecco il P30 Pro, smartphone con comparto foto d’eccellenza, quattro fotocamere Leica e un’intelligenza artificiale che si adatta alla luce in tempo reale. Archie fa una battuta nervosa sugli smartphone che gli ruberanno il lavoro e poi chiosa: «Il segreto è dare sempre un contesto, questo differenzia le immagini drammatiche dalle cartoline».

Nel contesto di Phinda, verso est, c’è la barriera corallina più meridionale dell’Africa, un tratto di costa che spesso viene inserito nello stesso itinerario di viaggio e lungo il quale non è infrequente nuotare tra i pacifici squali balena. È un’area ottima per testare la cover subacquea, che porta a scattare fino a dieci metri di profondità. Anche nell’oceano vale la regola: guardare, assaporare il valore, considerare il contesto. E quest’ultimo può talvolta risultare molto complesso.

Les Carlisle, project manager di Rhinos Without Borders

un tratto della costa del KwaZulu-Natal, sull’Oceano Indiano. Nell’altra pagina: la decornazione di un rinoceronte per proteggerlo dai bracconieri. Tutte le foto sono state scattate con Huawei P30 Pro

Il Sudafrica ha un enorme problema di bracconaggio, Huawei ha scelto Phinda anche per i progetti di conservazione a tutela dei suoi abitanti più minacciati: i rinoceronti. La cheratina del corno vale 90mila dollari al chilo sul mercato nero, più della cocaina. Nell’ultimo decennio ne sono stati uccisi quasi 9mila per vendere questa sostanza in Cina e Vietnam come prodotto dalle proprietà miracolose. Una superstizione letale: «Rischiamo di non avere più rinoceronti selvatici entro il 2030», spiega Les Carlisle, project manager di Rhinos Without Borders, una vita spesa a prendersi cura di questi animali. I progetti spaziano dal radio-monitoraggio ai trasferimenti in Botswana, Paese con sorveglianza migliore e leggi più severe. «In Sudafrica ne hanno uccisi 2.500, prima che partisse il primo arresto».

La conservazione passa anche da operazioni dolorose, come la decornazione, il taglio del corno. La scena ha luogo una mattina, il rumore della motosega del veterinario è assordante, l’animale è narcotizzato. In tre anni sarà ricresciuto, ma è una cosa difficile da accettare e fotografare: è come distruggere i gioielli per non farsi bruciare la casa dai ladri. In Africa, oltre alla capacità di guardare, serve quella di non distogliere lo sguardo.