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category_outlined / Cultura e Letteratura
Focus StoriaFocus Storia

Focus Storia Giugno 2018

La rivista interamente dedicata alle vicende, ai personaggi, alle curiosità che hanno caratterizzato i secoli passati. Ogni mese un numero speciale da conservare, con i grandi temi approfonditi alla maniera di Focus, per entrare nella Storia in modo diverso e avvincente.

Paese:
Italy
Lingua:
Italian
Editore:
Mondadori Scienza S.p.A.
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27,99 €(Incl. VAT)
12 Numeri

IN QUESTO NUMERO

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editoriale

Tutti ci ricordiamo Mani Pulite, e sappiamo quanto l’inchiesta milanese ha cambiato l’Italia, anche se certamente in modo controverso, anzi “devastante”, come spiega bene in questo numero la storica Simona Colarizi. Ma, proprio perché è così vivo il ricordo dell’inchiesta milanese, dovrà ancora passare del tempo prima che la nebbia della cronaca si diradi per lasciare il posto alla luce, sia pure relativa, della Storia. È certo invece che, nel corso dei millenni, ai grandi processi è sempre stato dato il compito di chiudere delle epoche e riaprirne altre, e poco importa, come vedremo, se le sentenze spesso non hanno ricostruito gli eventi né reso giustizia alle persone coinvolte. I processi, giusti o ingiusti, equanimi o strumentali, anche quando non hanno svelato la verità, per la sola ragione…

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ancora sulle monete antiche

Volevo rispondere alla signora Anna Bembo che su Focus Storia n° 139 chiedeva informazioni su due monete. Premetto che per avere un’identificazione certa si dovrebbe conoscere peso e diametro di ciascuna moneta. In ogni caso, la prima (in alto a sinistra) dovrebbe essere un quattrino battuto nella città di Bologna tra ’600 e ’700. Sul dritto della moneta dovrebbe esserci la scritta bononia docet . Per quanto riguarda la seconda moneta, si tratta di un quattrino coniato a Roma sotto Clemente VIII, tra il 1592 al 1605, da una parte reca lo stemma del pontefice e dall’altra la Porta Santa. Le due monete sono state coniate nell’area di influenza dello Stato Pontificio, di cui anche Bologna faceva parte. ■…

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la pagina dei lettori

La lunga marcia di Radetzky Con feldmaresciallo Radetzky ( Focus Storia n° 138) vorrei aggiungere un curioso accenno alla sua citata esperienza militare fatta contro le armate napoleoniche, in particolare a Marengo, memoria storica di noi alessandrini. È noto che la famosa “battaglia”, nello stesso 14 maggio 1800, ebbe storicamente due fasi: la prima cessò alle ore 15 con i francesi in rotta; a seguire, la seconda vide l’entrata in campo del generale Desaix, e finì con gli austriaci sconfitti e la resa del 71enne comandante dell’armata austriaca in Italia barone von Melas. Vinta la prima fase, lasciando che altri suoi comandanti inseguissero i fuggitivi, il Melas si premurò di comunicare a Vienna l’avvenuta “vittoria”spedendo alla capitale un dispaccio a mezzo di un…

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a caccia di indizi...

Sono in possesso di questo vecchio anello raffigurante un sigillo o uno stemma con una stella che ha una croce al suo interno ed è sovrastata da una corona. Nonostante le mie ricerche non ho trovato nessuna informazione su questo gioiello. C’è qualcuno in grado di fornirmi qualche indizio sulle origini e sull’epoca di questo anello? Bon Carlo Sante, Mareno di Piave (Tv) ■…

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ma quali suicidi?

La battaglia di Little Big Horn (1876): i soldati di Custer non si suicidarono in massa, come si disse all’epoca. Non furono poi molti i soldati del colonnello George A. Custer che si suicidarono il 25 giugno 1876 nella battaglia di Little Big Horn contro gli indiani Sioux e Cheyenne. Furono i racconti dell’epoca a sostenere che molti militari, vedendosi inferiori di numero e circondati, si fossero sparati per evitare di cadere in mano nemica, temendo di essere torturati e uccisi. Sopraffatti. Risultati diversi hanno dato recentemente le ricerche di una bioarcheologa dell’Università del Montana, Genevieve Mielke, che ha prima esaminato 30 resoconti dell’epoca e gli esiti della riesumazione di una parte dei caduti. In 14 delle fonti storiche, risalenti a nativi americani e a reggimenti…

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il fumo della tirpitz che fermò la natura

Un disastro (quasi) totale Germania, 1° aprile 1939. Il varo della più grande corazzata mai costruita in Europa, la Tirpitz. In alto, la notizia del suo affondamento in Norvegia, nel ’44. La cortina fumogena difensiva fermò allora la crescita degli alberi. Della nebbia tossica artificiale che nascondeva la corazzata nazista Tirpitz , ormeggiata nei fiordi norvegesi, rimane ancora traccia nei boschi circostanti. Lo rileva uno studio di Claudia Hartl, che, all’Università Johannes Gutenberg di Magonza (Germania), si occupa di dendrocronologia, la scienza della datazione attraverso lo studio degli anelli di crescita degli alberi. Tutto era iniziato nel 1942, quando l’enorme corazzata tedesca, lunga 250 metri, si appostò nei fiordi settentrionali per attaccare le navi alleate che rifornivano l’Urss. Alla fine del 1944, però, la …

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