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Vanity Fair Italia

Vanity Fair Italia

5 - Febbraio 2020

Vanity Fair è una vetrina infinita per i tuoi interessi che ogni settimana ti appassiona, ti diverte e ti informa su tutto quello che ti piace: avvenimenti e personaggi che contano, moda, bellezza, benessere, musica, libri, arte, cinema.

Paese:
Italy
Lingua:
Italian
Editore:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
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25 Numeri

IN QUESTO NUMERO

2 minuti
restare e andare via

Maria Vittoria ha capelli lunghi, occhi luminosi e una risata che senti a decine di metri di distanza. Gli amici la chiamano «La Ciccia», come succede a Milano, con l’articolo determinativo prima del soprannome. Del resto, lei è così: in ogni cosa della sua vita, ha sempre messo la determinazione prima dell’azione, il senso dell’umorismo prima della pesantezza e la voglia di vivere davanti a ogni difficoltà. Ha fatto la stessa cosa con la sua carriera: negli ultimi 20 anni è stata una delle giornaliste di bellezza più competenti e brillanti, un faro per il settore e per le lettrici. Due anni fa le è stato diagnosticato un tumore e anche in quel caso La Ciccia ha scritto per Vanity Fair una serie di articoli sull’importanza della cura di sé durante…

3 minuti
yavatmal

Ormai pensavo di averle sentite proprio tutte. Invece ieri una tizia sulla cinquantina è entrata nel mio ufficio dicendo: voglio divorziare! Così, con il punto esclamativo a fine frase. Le ho risposto: si sieda, le preparo un caffè. È l’abicì della mediazione. Per prima cosa bisogna calmare i bollenti spiriti. Ed ecco la storia. Anni che suo marito guarda in maniera ossessiva film indiani. Con tanto di balli, vestiti e canzoni. Nessuno capisce cosa vada cercando a Bollywood. Persino i figli lo sfottono. Per il suo ultimo compleanno gli hanno cantato una canzone in ebraico sulla musica di Dil To Pagal Hai e gli hanno comprato su Amazon India i poster originali del film. E li hanno incorniciati. Il tipo mica è originario dell’India, eh. Genitori polacchi. Ingegnere. Sviluppa tecnologie agricole.…

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giulio continua a fare cose

«Giulio fa cose, ma non può fare tutto lui». È per questo che Paola Deffendi e Claudio Regeni, i suoi genitori, insieme al loro avvocato Alessandra Ballarini, hanno scritto un libro coraggioso, Giulio fa cose, appunto, appena uscito per Feltrinelli. Giulio, anche se l’hanno ucciso, continua a fare cose e a vivere non solo nella memoria della sua famiglia e dei suoi tantissimi amici, ma nella loro – nostra – esigenza che si continui a cercare la verità. Perché «Giulio è stato seguito per mesi, spiato, tradito, catturato, trascinato, spostato, umiliato, torturato e infine ucciso da moltissime mani. E davanti a molteplici osservatori» e «siamo certi che queste persone non hanno potuto dimenticare». Eh già. Sono passati quattro anni dal 25 gennaio in cui Giulio Regeni scomparve, al Cairo. Il suo corpo…

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junior hebdo

E anche Junior Cally, come Pinocchio, è diventato un bravo ragazzo. Fa l’abiura, compimento del percorso eterno e perfetto: quello là non sono più io, ero solo un postadolescente perduto nel vento, ero solo un burattino di legno. Ora è diventato grande, quel testo di tre anni fa – Strega, su Gioia che fa la troia, «l’ho ammazzata, le ho strappato la borsa, ci ho rivestito la maschera» – è rinnegato su tutti i giornali, su tutti i social, e Junior Cally è pronto per il debutto in società, dove valgono le buone maniere e il pensare giusto. Devo dire di non avere mai amato la musica rap, il dress code del rap è un’uniforme come un’altra, però più sferragliante e ridicolo, il mondo del rap è ormai poco più di…

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la fratellanza dello skate

Si dà il caso (ma non è un caso) che per anni la Società dei Costumi (intellettuali, sociologi, psicologi) si è occupata con fervido entusiasmo della gioventù, del quindicenne precipitoso, della ragazzina stupidona, del rockettaro selvaggio, della piccina brufolosa stanca di sopravvivere; ogni loro gesto, dichiarazione, capriccio, anche il più demente, veniva rumorosamente narrato e gonfiato sotto le telecamere e sopra le copertine dei rotocalchi. Si viveva in un’epoca di sacralità giovanile, generosamente aperta a tutti i punk−rap−rave− acid−funk−grunge ecc. Anche perché dai giovani ci si aspettano sotto sotto le solite cose: rivoluzioni, neologismi, nuovi schieramenti modaioli e vecchie porcherie. (Cose che poi arrivano sempre da parte dei vecchi, mentre i giovani ricambiano col loro invariabile Edipo, sia contro i padri che gli hanno dato Sessantotto e P38, sia contro…

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devo ripassare sanremo

Arriva il Festival di Sanremo e io? Dove lo vedrò? Con chi lo vedrò? Perché lo vedrò? Ma soprattutto, ricorderò il vincitore di quest’anno l’anno prossimo? Sono le due di notte e queste domande agitano la mia intelligenza, continuano a svegliare la mia mente e non le permettono di riposare. In queste occasioni sento la necessità di testarmi, penso che sia giusto provare a capire a che punto sia il mio bagaglio sanremese. Quando andrò all’estero dovrò difendermi dall’attacco di «Lasciatemi cantare con la chitarra in mano, lasciatemi cantare sono un italiano» (Toto Cutugno, 1983. Arrivata quinta… tra l’altro), e rilanciare con… con… con? Calma, non entrare in crisi, Ambra, respira e pensa, non farti aiutare, non googlare, sei grande e ci devi arrivare da sola. Dunque… l’anno scorso Sanremo l’ha…