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Vanity Fair Italia

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20/21 - Maggio 2020

Vanity Fair è una vetrina infinita per i tuoi interessi che ogni settimana ti appassiona, ti diverte e ti informa su tutto quello che ti piace: avvenimenti e personaggi che contano, moda, bellezza, benessere, musica, libri, arte, cinema.

Paese:
Italy
Lingua:
Italian
Editore:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
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25 Numeri

in questo numero

2 minuti
#fase4

Non ho niente da dire. Con questa risposta di Paolo Sorrentino è iniziata la genesi di questo numero speciale di Vanity Fair. Flashback. Roma in lockdown, inizio maggio 2020. Malcom Pagani, il nostro vice direttore, chiama al telefono il regista e gli chiede un commento sul momento difficile. «Non ho niente da dire», taglia corto lui. Ci rimaniamo male. Ma noi siamo ostinati. Molto ostinati. E in una delle tante riunioni telefoniche con il nostro amministratore delegato, Fedele Usai, decidiamo di alzare la posta. «Rischiate. Sempre», ci ricorda Fedele. E allora perché non chiedere a Paolo di dirigere il giornale come fosse un film? Perché non fargli immaginare un’idea, un’opinione, una visione su questo periodo d’emergenza? La risposta di Sorrentino è stata un impegno d’artista che ci ha lasciati senza parole.…

18 minuti
l’inconsolabile tristezza degli adolescenti

«Facciamo un po’ di letteratura, con la miseria della mia bravura». Nessuno mi ama, Paolo Conte. Prologo: «Io credo che sapere troppo di sé stessi sia pericoloso. E anche un po’ inutile. In fondo all’anima, rischi sempre di trovare un essere umano bolso e appesantito. E non ci sono diete per migliorare il sé. Sì, probabilmente avrei avuto bisogno, come tanti, di andare in analisi, ma ho sempre evitato. Non è detto che poi ci trovi chissà quale rivelazione su di te. Potresti anche rischiare di non trovare niente. Allora, meglio risparmiare tempo e denaro e convivere affettuosamente con la propria superficialità che, per nobilitarla, chiamiamo leggerezza. Nietzsche l’aveva capito subito e ha avuto legioni di ascoltatori adoranti. “Crederei solo a un dio che sapesse danzare”, scriveva. E aveva ragione, perché…

21 minuti
this must be the place

Era il 1953 e io ero un’impacciata, timida, vergine sedicenne che non era mai stata in Europa prima di allora. La mia famiglia aveva in programma di trascorrere l’estate in una villa presa in affitto fuori Roma, sull’Appia Antica, perché mio padre, Henry Fonda, stava girando Guerra e pace negli studi De Laurentiis. Già il viaggio dall’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino fu memorabile – giovani uomini affascinanti e con i capelli scuri che guidavano veloci in mezzo al traffico sulle loro Vespe, schivando le auto e zigzagando – non capivo come non potessero venire uccisi. Il nostro autista continuava a suonare il clacson e a gesticolare con le braccia fuori dal finestrino, i polpastrelli delle dita premuti, urlando loro: «Porca miseria», quando si avvicinavano troppo, cosa che fecero un…

10 minuti
le case vuote

La cosa più strana è che sembra tutto normale. Le persiane aperte, quelle chiuse, i capannoni brutti, gli ipermercati immensi, le villette colorate, i bambini col pallone dietro i cancelli. Il dolore non ha odore e non ci sono macerie a testimoniarlo, e anche se ci fossero, da queste parti la gente le spazzerebbe dentro casa, e chiuderebbe la porta. Eppure, attraversando in macchina il pezzo di Lombardia dove la pandemia è cominciata e sembra non volersene andare, si ha una sensazione come di vento forte, di coda di tempesta. All’imbocco della strada per la Val Seriana un cartellone pubblicitario invita a resistere, c’è scritto: Berghem mola mia, non mollare, ma più che un’esortazione sembra un confine. Hic sunt leones, scrivevano gli antichi per segnare, sulle mappe, la fine del mondo. In queste…

9 minuti
io non so perché sono vecchio

Mio padre lavorava in banca e amava sedersi al piano e suonare a orecchio. Solo allora, diventava leggero. Paolo Conte, ai miei occhi, incarna il padre che non ho più da molti anni. Bellissimo e appartato, sornione e ironico, tenero e scettico, lo spettacolo è una forma della riservatezza, le parole una forma del funambolismo. Ho accettato incautamente di occuparmi di un numero di questo giornale solo perché avevo un obiettivo chiaro: arrivare a conoscere Paolo Conte. Per poter ricordare ancora, dopo tanti anni, in modo più limpido, mio padre. Da qui, nasce questa intervista. Spero che Paolo Conte possa perdonare le mie domande sciocche e pedanti. Lo sono, perché le mie sono domande da fan. E i fan, a volte, pongono domande sciocche, insistenti, inutili, fastidiose, banali. I fan…

7 minuti
il coraggio del convalescente

Esiste spettacolo più bizzarro e avvincente di quello offerto dall’imbecillità? Di fatto, erano anni che non mi informavo con tale voluttuosa ingordigia, che non attendevo con la stessa impazienza ciò che, da un giorno all’altro, columnist, scrittori laureati, irsuti filosofi avevano da dire sulla vita, sul destino, sull’umanità. Quale inestimabile contributo all’enciclopedia dell’idiozia universale! Peccato che, alla lunga, il junk food provochi nausea e danneggi la salute. Ma come resistere alla ribalta festosa di millantatori, imbonitori, impostori, delatori, demagoghi, ciarlatani di ogni risma e fazione? Come non lasciarsi travolgere dalla spocchia, le metafore, la sguaiata saccenteria? Come non pendere dalle labbra di chi auspica librerie aperte fino a notte fonda, stadi chiusi per sempre, spiagge finalmente deserte, fiumi limpidi, pescosi, cuori oltre l’ostacolo, euforie postbelliche, piani Marshall? Il guaio è che questa mega-elucubrazione…