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Vanity Fair ItaliaVanity Fair Italia

Vanity Fair Italia 41 ottobre 2019

Vanity Fair è una vetrina infinita per i tuoi interessi che ogni settimana ti appassiona, ti diverte e ti informa su tutto quello che ti piace: avvenimenti e personaggi che contano, moda, bellezza, benessere, musica, libri, arte, cinema.

Paese:
Italy
Lingua:
Italian
Editore:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
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25 Numeri

IN QUESTO NUMERO

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dire grazie

Tutto è nato da una copertina sbagliata. Luglio 2019, le vacanze sembrano vicine ma invece sono lontanissime. Fa caldo e Milano inizia a essere deserta. Ambra ha appena lasciato il set e mi arrivano i primi scatti del servizio di cover. Capisco subito che c’è qualcosa che non va. Succede, a volte. Ed è inevitabile. Passano due settimane di prove, di telefonate, di tentativi. Ma la copertina proprio non funziona. Si decide così di ripetere da capo il servizio. Parlo con Ambra al telefono: c’è un po’ di nervosismo nella sua voce, ma riusciamo a capirci e a darci un’altra opportunità. Salto temporale, fine settembre. Arrivo sul set con una valigia e un portabiti. Sono di nuovo in partenza per un viaggio ma ci tengo a essere presente mentre si scattano…

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johannesburg

Quello stanzino non mi esce dalla testa. Sono passati nove anni da quando sono stato a Johannesburg, e mi compare ancora nei sogni. Non esiste che non mi vieni a trovare, mi ha scritto. Ma certo, ho risposto. Mando qualcuno a prenderti all’aeroporto, ha proposto. Non c’è bisogno, ho rifiutato. Ci pensa il festival a mandarmi a prendere. Controlla che la macchina sia davvero quella del festival, ha scritto. La settimana scorsa qui è successa una storiaccia. Dei neri hanno sgozzato un turista. E di sera non uscire dall’albergo. È pericoloso. Quand’è il tuo concerto? Domenica? Vieni da noi a pranzo? Dayna ne sarebbe felice. Era il cantante della nostra band al liceo. Ci chiamavamo I partigiani. Suonavamo in serate per gruppi giovani e avevamo anche parecchi fan. O meglio, parecchie. Soprattutto lui. Pensavamo di incidere un…

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sorella morte

Qualche giorno fa, vedendo nella prima puntata della trasmissione Le Iene il video in cui Nadia Toffa parlava della sua malattia e della morte che sapeva non essere lontana, ho pensato che quel video aveva un gran merito: quello di portare in televisione un tema solitamente rimosso come quello della morte. Nadia diceva: «Non è importante quanto si vive, ma come si vive». Aggiungerei che non è importante solo quando si muore, ma anche come si muore. Quello della morte è davvero l’ultimo tabù. Parlarne in televisione, parlarne come ha fatto Nadia, sorridendo, senza retorica, ci ricorda che la morte non è l’opposto della vita, ma fa parte della vita. Nella storia dell’umanità, la morte ha sempre avuto un posto d’onore nella vita delle persone, anche per chi non ha conforti religiosi: è…

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la democrazia del globish

«Abbandoniamo le nostre lingue nazionali e lasciamo che siano invase non dall’inglese ma dal glo bish», dice con dolore, in una bella intervista al Gior nale, il filosofo francese Alain Finkielkraut. Il globish – lo sappiamo tutti – è una lingua universale, un inglese semplificato, spesso scorretto, spesso ibridato (pensate all’uso che si fa di verbi come spoilerare o taggare), di poche parole e regole grammaticali blande con cui, via internet, si comunica in tutto il mondo. I nostri figli ne sono pervasi, lo parlano anche in casa, senza neanche rendersene conto, e Finkielkraut ne scorge un sintomo evidente di «impoverimento culturale», una malattia che lui chiama deculturazione, dove la distinzione fra cultura alta e bassa è abolita, tutto è culturale, cioè niente. Chi si è imbattuto in questa pagina, probabilmente…

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la paura di non esistere

Finalmente il mortorio è finito. Euphoria, la nuova scandalosa serie di Hbo sugli adolescenti americani che va in onda su Sky Atlantic, è l’unica serie da andare veramente a ve dere di corsa. Non tanto perché scodella nella prima puntata tre nudi maschili frontali, una overdose, tre scene in cui si sniffa cocaina, lo stupro di una trans diciassettenne, alcol, pasticche, alienazione da social media. Cose che ritroviamo in qualsiasi pagina di cronaca cittadina. Euphoria ha l’ambizione esaudita di farci vedere la rivoluzione senza causa del secondo millennio, il «fino all’ultimo respiro» di una generazione senza speranza che non si cura affatto di chi vincerà tra Trump e Biden, tra Greta e Salvini, tra la De Filippi e Milly Carlucci e pensa che il passato si fermi alle hit di…

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sliding doors (con errore)

Numero speciale con me in cover e siccome ancora non ci credo, o meglio non ci credo da mai, ho subito pensato al GIORNO, quello che tutti hanno raccontato e io mai. Le origini del PERCHƒ!?!?!?!?!? Abito in una palazzina a vicolo di Monte Arsiccio zona Trionfale, il quattordicesimo quartiere di Roma, con mamma, papà, Andrea e Barbara. Faccio danza per non stare troppo in strada a giocare sotto al palazzo, perché il quartiere è tranquillo ma le paure di mia madre no. Quella domenica mattina Clelia, la mia insegnante di danza, porta me e le mie quattro colleghe ballerine al Palatino per un provino… che tra l’altro fa pure rima e me ne accorgo solo ora a distanza di 28 anni da quella giornata «sliding doors…in faccia!». C’è davanti a me il gruppo…

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