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Lifestyle femminile
Vanity Fair Italia

Vanity Fair Italia 12/13 - Aprile 2020

Vanity Fair è una vetrina infinita per i tuoi interessi che ogni settimana ti appassiona, ti diverte e ti informa su tutto quello che ti piace: avvenimenti e personaggi che contano, moda, bellezza, benessere, musica, libri, arte, cinema.

Paese:
Italy
Lingua:
Italian
Editore:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
Frequenza:
Weekly
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25 Numeri

in questo numero

3 minuti
#io ci sono

«Ciao Simone, sono il figlio di Maurizio Marchetti, tuo cugino. È da tempo che ti seguo su Instagram. Vorrei chiederti una cosa, scusami se ti sembrerò sfacciato, ma siccome ho scritto una sceneggiatura e girato un lungometraggio sulla violenza contro le donne, volevo sapere se puoi consigliarmi qualche contatto. Ti ringrazio in anticipo». È il 3 febbraio quando ricevo questo messaggio su Instagram. A scriverlo è Fabrizio Marchetti, 32 anni, barista che nel tempo libero ama leggere, scrivere e girare cortometraggi. Il più importante è intitolato White Soul ed è una sorta di noir che parla di violenza contro le donne. Per realizzarlo sono stati coinvolti amici, parenti, «e me nella parte della prostituta, non dovrei ma a pensarci mi viene ancora da sorridere», racconta al telefono la sorella Roberta. Lo…

3 minuti
venerdì alle cinque e cinque

Sì.Giusto.Caspita.E lei come sta, signore?Sì.Mi rendo conto.Mi rendo conto anch’io.Dunquedunquein effetti è così.Ha ragione signora. E poi un lungo silenzio. Lei ascolta i respiri di lui nel telefono, e lui ascolta quelli di lei. Si respirano addosso. Sullo sfondo i rumori delle due case. Il microonde che suona. L’aspirapolvere che aspira. La sigla di un programma in tv. Lite fra sorelle. Ciascuno con i rumori della sua casa. E poi di nuovo, per non destare sospetti. Ma guardi un po’.Ma cosa mi dice.Non c’è dubbio.Quando c’è un dubbio, non c’è dubbio.E poi cos’è successo?E pensa che?E quando?E dove?E perché?E lei cosa ne pensa? E poi un ultimo silenzio. Più breve. Un bacio di silenzio. A volte, quando uno dei due è fuori casa, in quel silenzio s’infiltrano anche rumori esterni. Un clacson che…

2 minuti
due cose belle che ho visto

Ieri nell’uscita settimanale al supermercato sono successe due cose belle e una triste. La prima cosa bella è successa sul marciapiede, in fila per entrare. Era una fila ordinata e composta di quelle che in Italia ce le sognavamo, ma viva e varia come la vita, la vita normale a cui pensiamo già con nostalgia, ma chissà se ce lo ricorderemo quando tutto questo finirà come è bello e ricco ogni istante. In fila si stava come in treno quando nello scompartimento c’è chi legge un libro, chi fa i videogiochi, chi parla troppo forte al telefono e chi osserva il paesaggio fuori dal finestrino, anche se il paesaggio era solo uno stradone deserto di Milano. E come in treno ti veniva da guardar male la ragazza che urla al…

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le cardio-pulizie

«Casa: ultima frontiera. Questi sono i viaggi dell’astronave Angiolini & figli durante la sua missione quarantena». Cari ragazzi, da oggi lezioni in balcone e non voglio obiezioni, si fa come dice il capitano Kir… ehm… la mamma! Lascio qualche minuto ai due malcapit… ai miei due adorabili figli per prepararsi, prendo il mio computer e preparo il balcone. Prima fase-riscaldamento: HARD ZUMBA, quaranta minuti di jumping jack, mountain climber and burpees con una personal trainer ammmericana che dallo schermo continua a gridarci «GO! GO! GO! One more!», mentre la musica incalza … UNZ TUNZ UNZ TUNZ UNZ UNZ… Leonardo si vergogna tantissimo perché teme di essere visto dai vicini di balcone, Jolanda «la iena» pensa a sfrattare il grasso superfluo. Seconda fase-metabolica: HARD CARDIO-PULIZIE, un’ora di piegamenti per pulire bene i pavimenti in squat,…

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dio è ciò che manca quando non manca nulla

Abbiamo sempre immaginato la fine del mondo come un evento esterno: guerra atomica, poli che si squagliano, meteoriti giganti e invece… In questi giorni catastrofici, ognuno di noi è parte di questo dramma. E la presa di coscienza della fragilità della vita sta spingendo tanti a interrogarsi sulle scelte fatte, sulle tante stronzate con cui abbiamo sprecato l’esistenza. Ansia, rischio, precarietà. Xanax al posto dello Spritz. Si può non essere d’accordo su che cosa è bene e cosa è male, ma tutti sono convinti che presto la «qualità della vita» andrà nel peggiore dei modi, qualunque cosa ciò voglia dire. Ha da passà ’a nuttata. Insomma, non sappiamo dove andiamo, ma stiamo andandoci a rotta di collo. Essì, «la paura mangia l’anima», diceva il titolo di un film del troppo ingiustamente…

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bergamaschi

Ibergamaschi non hanno paura di morire. Non più del dovuto. Hanno paura di morire lontano da casa. Lo so, vale un po’ per tutti, ma sono bergamasco e credo che per i bergamaschi valga un po’ di più. Hanno girato i continenti, sono partiti per lavorare, in ubbidienza all’ossessione struggente e stupefacente per il dovere che stavolta è stata una condanna, e i loro discendenti si trovano ovunque, tenuti insieme dall’Ente bergamaschi nel mondo con sedi a Perth, Santiago del Cile, Johannesburg, Toronto. Poi, quando si tratta di morire, vogliono tornare a casa, ovunque sia casa, a Bergamo, in Australia, in Africa, purché sia in un luogo che sappia di casa. Oggi i bergamaschi muoiono al ritmo di quaranta, cinquanta, sessanta al giorno e muoiono soprattutto in ospedale, e morire…