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Vanity Fair Italia

Vanity Fair Italia 14/15 - Aprile 2020

Vanity Fair è una vetrina infinita per i tuoi interessi che ogni settimana ti appassiona, ti diverte e ti informa su tutto quello che ti piace: avvenimenti e personaggi che contano, moda, bellezza, benessere, musica, libri, arte, cinema.

Paese:
Italy
Lingua:
Italian
Editore:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
Frequenza:
Weekly
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25 Numeri

in questo numero

2 minuti
#l’italiasiamo noi

Ci piacerebbe disegnare un arcobaleno e scrivere che andrà tutto bene. Ma non sarebbe giusto. Così, dopo aver fatto un numero dedicato a Milano e alla Lombardia (i primi e tra i più colpiti dall’emergenza virus) e uno a chi è impegnato in prima linea nella lotta contro il Covid-19, abbiamo voluto pensarne uno nuovo più difficile, forse più scomodo, sicuramente coraggioso. Si tratta di un Vanity Fair ancor più impegnato, molto serio, un unicum nella sua lunga storia. Abbiamo chiamato all’appello premi Nobel, filosofi, amministratori delegati, presidenti delle filiere italiane più importanti. Ma anche poeti, artisti, stilisti e analisti di scenari futuri. A tutti abbiamo fatto una domanda: cosa succederà dopo questo virus? Che mondo ci aspetta nei mesi a venire? «Non sono particolarmente ottimista sul dopo. L’uomo è un animale…

3 minuti
alla fine, lo spirito dell’uomo vince

Alcuni giorni fa (quando ancora era permesso uscire a camminare. Nel frattempo l’hanno vietato) sono uscito per una passeggiata sul sentierino verdeggiante fra i condomini del mio quartiere, e dietro una curva una signora a spasso con il cane (qui la gente porta a spasso il cane dieci volte al giorno. Lo guardi e lo vedi esausto) mi ha apostrofato (dalla distanza di sicurezza, il primo ministro ha chiesto ai cittadini di «amarsi da lontano») dimmi, avresti potuto inventarla una storia del genere? Da un mese a questa parte siamo prigionieri di una storia troppo drammatica, troppo tragica, che ci è stata imposta e non ci lascia molte possibilità di agire se non arrendendoci. Dobbiamo obbedire. Eppure, in mezzo a tutto questo forse ci rimane un margine di libertà. La libertà…

2 minuti
le cose che ho imparato

Quella della quarantena per me è una condizione familiare. Come sanno i miei lettori, mia madre era malata di ansia ossessiva: la sua ossessione erano le malattie e viveva nel terrore che qualcuno di noi – ma la sua vittima preferita ero io – potesse ammalarsi. Per non farmi ammalare non mi ha mandato all’asilo e anche quando è stata costretta a iscrivermi alle elementari, a quasi sette anni, da fine ottobre a fine aprile dopo la scuola non mi lasciava uscire. Sospetto che dietro al fatto che Ferrara sia la città dell’Emilia con meno contagi ci sia l’ombra lunga dei suoi poteri, anche se è morta da dodici anni. Visto che non potevo vivere fuori ho imparato a vivere dentro: ho cominciato a leggere a quattro anni e per dieci…

1 minuti
appena rinasco

Appena rinasco voglio piangere molto più forte della prima volta. Non mi farò prendere per i piedi né tantomeno mi farò dare una pacca sul sedere, andrò dritta da mia madre e da mio padre. Uscirò per andare a lavorare, a ballare, a correre, a «fare», che dopo tanta teoria sarà ora di mettere in pratica. Non aspetterò di piacermi abbastanza ma lo farò subito, penserò al mio corpo come la prima volta che me ne sono accorta… con curiosità e senza giudizio. Amerò tanto come la volta scorsa, che a farlo son più brava che a cantare anche se la gente pensa il contrario. Percorrerò la strada da casa al parco e ritorno, da sola, come la prima volta che mia madre mi ha detto «puoi andare ma stai attenta»,…

3 minuti
un film di fantascienza

Oggi dentro di noi c’è la paura. Lo stress impera, sovrano assoluto del nostro girovita. La possibilità di contagio rende sospettosi, egoisti, nevrotici, malinconici. Combattiamo contro un nemico invisibile, veloce come un fulmine, ma non c’è un fronte, non scorre sangue: unico atto di eroismo, non aprire il frigo. Il buongiorno ormai si vede dal balcone. E già si comincia ad avere le allucinazioni. Lui: «Amore, belli questi stivali con il pelo». Lei: «Sono scalza». Più dell’estetica, mancano le estetiste. Tipini svalvolati che mettono vodka in camera da letto, tequila in salotto, Campari in bagno. Così a sera fanno il giro dei locali per l’apericena. Ditemi, per favore, un altro Paese al mondo dove i camici monouso sono griffati Armani, i respiratori Ferrari, le mascherine Gucci e il gel idroalcolico…

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i capoclasse

Ecco che cosa siamo diventati, come Alberto Sordi nel Vigile. Investiti di un’autorità conferitaci dall’eccezionalità degli eventi, al pari di quando, bambini, la maestra usciva dall’aula per prendere il caffè con la collega e intronava uno di noi alla lavagna, divisa in due da una riga verticale, di qui i buoni e di là i cattivi, il potere assoluto nel gestore del gessetto, che spesso aveva dei conti da regolare. I prefetti – ultimissime notizie – stanno cominciando a dire ai probi cittadini di darsi una calmata, basta con le telefonate, le forze dell’ordine non ce la fanno a stare dietro a ogni segnalazione delle sentinelle alla finestra – signor maresciallo, tal dei tali oggi è uscito tre volte, è tornato a far la spesa al pomeriggio dopo esserci andato…