Moda
Vogue Italia

Vogue Italia

Maggio 2020

Moda, beauty, cultura. E poi viaggi, design, architettura, cinema. E ancora personaggi, eventi, news e curiosità. Il mondo di VOGUE Italia. Internazionale ed esclusivo. E insieme a VOGUE Italia potrà apprezzare anche i suoi splendidi supplementi.

Paese:
Italy
Lingua:
Italian
Editore:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
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12 Numeri

in questo numero

2 minuti
una conversazione

Cosa succede se due magazine, un maschile e un femminile, dialogano tra loro, mettendo a fattore comune idee, collaboratori, formati e opportunità? Il progetto era questo: provare a ragionare senza dogmi su quanto il gender, o per meglio dire l’evoluzione della sua percezione, sia oggi rilevante per la società in cui viviamo, della quale la moda è uno specchio efficace e a volte in anticipo sui tempi. Le polarità – nel vestirsi, nello scrivere, nel fotografare – avranno ancora un senso nel mondo che ci attende? E i cicli produttivi della moda potranno continuare a essere ancorati al ritmo stagionale delle sfilate maschili e femminili? Così Vogue Italia e l’Uomo Vogue, questo mese in edicola assieme, e i rispettivi profili social sono diventati il luogo di un esperimento editoriale, un libero…

3 minuti
a vogue’s tale

La mattina di un giorno così, un uomo originario del Sud italiano, che non aveva mai amato se stesso né il proprio nome (perciò non lo diremo), entrò in casa dopo una breve e febbrile passeggiata in giardino quando udì una voce femminile cantare in lontananza. Era un vecchio motivetto sdolcinato, una di quelle canzoni che tutti ricordano benché nessuno possa dirne il titolo preciso né l’interprete né niente. L’amore, il cuore e il languore – le solite sciocchezze. Tuttavia, non avendo nulla da perdere e poiché immaginava che il suo nome sarebbe rimasto segreto, l’uomo cominciò a canticchiare anche lui: da principio in sordina, un po’ incerto, intimidito dalla voce melodiosa e orizzontale della donna, poi con maggiore convinzione e felicità. Finché sia la donna sia lui tacquero di colpo…

2 minuti
tra me & me

Chiedo venia per la prima persona – quelle horreur! – ma ho opinioni opposite, l’una contro l’altra armate, e non ne vengo a capo. Da una parte mi eccita la liberazione in corso, dall’altro mi insospettisco perché tutto questo sfarfallio mi par l’ennesima pantomima à la mode, con quanto di convenzionale e normativo ne consegue. Non trovo il bandolo alla inturciniata matassa, e allora la quaestio tra me & me la esterno para para, nella speranza che si sbrogli da sola, o s’aggrovigli di più. -Diciamolo una volta per tutte, togliendo ciglia finte e lustrini dagli occhi: il genderless è una minchiata assoluta. Una trovatella buona per épater le bourgeois con fiammate che attirano facili attenzioni e agitano storm in a teacup tutt’intorno a designer che s’atteggiano a vati per vendere…

3 minuti
questa non è una fotografia di moda

Masculinities, il titolo della mostra che sarebbe dovuta andare in scena alla Barbican Art Gallery di Londra e purtroppo annullata causa Covid-19, ma di cui rimane una corposa traccia nell’omonimo volume di Prestel, rende subito chiaro il proprio punto di vista: in un’epoca in cui il genere è inteso in modo fluido, non c’è un solo modo per definire la mascolinità, ma molti. Con il sottotitolo Liberation through Photography, e imperniata su opere realizzate a partire dagli anni 60, la mostra voleva essere grande, ambiziosa e apertamente provocatoria. Nel libro – fondamentale per chiunque sia interessato a questo argomento nelle sue varie declinazioni – la curatrice, Alona Pardo, scrive che si «intende mettere in discussione i codici binari e offrire una visione della mascolinità più complessa e più ricca di sfumature».…

4 minuti
nessuno ci può definire

Se i millennial sono stati gli apripista di una svolta sismica nel concetto di diversità, allora la Generazione Z può considerarsi la fanteria della cosiddetta “rivoluzione di genere”. Con l’emergere e l’affermarsi di marchi come Telfar, J.W. Anderson, Eckhaus Latta e Charles Jeffrey – ognuno dei quali ha sfumato intenzionalmente i confini tra ciò che è considerato maschile e femminile –, si è dovuta rifare da zero tutta la segnaletica basata sulla distinzione di genere, tanto nel design di moda quanto nei casting. Scritto all’interno di una maschera di cartapesta dell’Ermafrodito, l’invito alla sfilata A-I 2019/20 di Gucci dichiarava: «Il mondo antico cantava le meraviglie dell’essere tra i due sessi. Oggi è una delle maschere più difficili da indossare, ma essere un ibrido è una benedizione». Il messaggio suonò forte e…

5 minuti
la guerra dei pronomi

In America di questi tempi gli insegnanti devono chiedere agli studenti quale pronome preferiscono, se “lui” (he/him), “lei” (she/ her) o “loro” (they/them), indipendentemente dal genere assegnato alla nascita. L’altra sera ho avuto un amico a cena e mi ha informato che bisognava rivolgersi al suo compagno come “loro” (they/them). Mi è sembrato innaturale seguire questa regola, ma ho obbedito. Ho vissuto in Francia per sedici anni e quando sono tornato negli Stati Uniti ho imparato presto a chiedere agli americani che tipo di vegani fossero, se con o senza glutine (a New York c’è anche un ristorante italiano chiamato Senza Glutine). Adesso sono pronto a essere accomodante sui pronomi. In America, sulla carta intestata di molte università e aziende c’è una casella in cima alla pagina in cui uno…