탐색내 라이브러리
패션
Vogue Italia

Vogue Italia Dicembre 2018

Moda, beauty, cultura. E poi viaggi, design, architettura, cinema. E ancora personaggi, eventi, news e curiosità. Il mondo di VOGUE Italia. Internazionale ed esclusivo. E insieme a VOGUE Italia potrà apprezzare anche i suoi splendidi supplementi.

국가:
Italy
언어:
Italian
출판사:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
빈도:
Monthly
더 읽기
구독
₩27,281
12 발행호

이번 호 내용

1
dodici

Gennaio è la lettera a un anno appena cominciato, punto a capo e reset, l’inizio di un’avventura nuova. Febbraio è Gisele alle sei di mattina nella cucina di casa sua. Marzo, Steven Meisel che torna a fotografare l’Alta Moda. Aprile è migliaia di persone in fila per visitare gli uffici di Vogue Italia ripensati da otto famosi architetti nei giorni del Salone del Mobile. Maggio e Luglio sono due copertine per discutere di limiti e confini, appropriazione culturale e politically correct, e l’età giusta per ogni cosa. Giugno è il ritorno de L’Uomo Vogue con un vestito nuovo, Firenze in festa per i cinquant’anni del giornale che si è inventato il made in Italy. Agosto il compleanno di Madonna in un numero che ha battuto ogni record. Settembre sono gli abiti di Alaïa finalmente…

2
le felicità segrete

Essie/TraceyMattingly.com Gli unici rancori che mi porto dietro senza dolore, anzi con riguardo, sono quelli che accompagnano gli amori che ho mancato. Di loro ho cura, li custodisco, li proteggo. Anche se li ho persi. Ammesso pure che possa dire così, tanto breve è stato il tempo in cui li ho avuti. Altri dopo di me sono passati e hanno preso il mio posto senza alcuno sforzo; e non sanno quanta fatica avrei fatto per avere ciò che in buona fede hanno raccolto con la promessa di una vita semplice, una casa, dei figli, una felicità a portata di chiunque, quella che io non potevo o non volevo dare, chissà perché. Una l’ho conosciuta. «Mi ha parlato tanto di te», mi ha detto stringendomi la mano. Ma non so se sapeva, non ho…

2
mani libere

Non so se sia grazie a una predisposizione genetica o al condizionamento storico, ma le donne posseggono le stesse capacità di Parvati, la dea indiana dalle molte mani. Lavoro, amici, figli, genitori e partner non sono voci di un menu da cui scegliere, ma un coro di pretese da soddisfare. La cultura alimenta le richieste, ma la natura sfortunatamente non è riuscita a fornire i mezzi per rispondervi. La maggior parte di noi ha un massimo di due braccia con le quali gestire tutto ciò che ci viene buttato addosso, ed era già così prima che trascorressimo le ore di veglia incollate ai nostri smartphone, estensione universale del braccio della donna moderna. In risposta alla testa china della donna digitale, allo schermo illuminato e alle dita in perenne movimento sulla…

3
il look più cliccato della stagione

L’idea che “la moda sia una giungla” non è mai stata più vicina alla verità. L’animalier dilaga come un’epidemia che si diffonde alla velocità della luce, un’invasione di macchie e strisce. Il 26 ottobre scorso, Alexandra Van Houtte di Tagwalk scriveva sul “Financial Times” che la stampa animalier, nonostante fosse presente in solo duecento look su ben quarantotto sfilate, è stata una delle keywords più cercate di tutta la P/E 2019. L’immagine più cliccata di tutto il fashion circus tra New York, Londra, Milano e Parigi è il look numero 12 di Riccardo Tisci al suo debutto per Burberry: Adut Akech in top, gonna e scarpe a stampa animalier (foto a fianco). Una settimana dopo ero alla fashion week di Tbilisi, la capitale georgiana, e mi sono trovata immersa in un…

2
in uniforme non mi uniformo

Poche esperienze abbacinano – id est: bruciano gli occhi, a mo’ di supplizio – come la frequentazione di uffici ed enti pubblici. Indispettisce il rapporto con il personale, non sempre sollecito, raramente affabile, men che mai efficiente – senza far di tutt’erbe un fascio, ça va sans dire; turba la mancanza di codici estetici, l’indecifrabilità dei segni vestimentari, insomma l’inadeguatezza dei look, risultato dell’odierno “vale tutto”. Burocrati e quadri sembrano aver perso, e noi con loro, ogni coscienza della rappresentazione di sé, l’orgoglio di ruolo e infine il senso tutto della dignità, presi a combattere ad armi impari contro il tempo, tiranno prepotente, in nome di una modernità dell’apparire che si fa beffe di protocolli e regole, ingannando con la promessa stolida di una giovinezza immarcescibile che invece rovina all’istante in…

2
amanda harlech

Tre aggettivi che mi descrivono. Curiosa, passionale e rigorosa. Un falso mito che mi riguarda. Si dice che io viva all’Hôtel Ritz di Parigi. Cosa penso del glamour. L’ho sempre inteso come un incantesimo metafisico. Oggi sembra sinonimo di “costoso” o “appariscente”. I punti più alti della mia carriera. Il primo servizio fotografico negli anni 80 per “Harper’s Bazaar”; la collaborazione ai primi show di John Galliano; osservare Karl Lagerfeld mentre scatta o disegna. A cosa la moda non dovrebbe mai rinunciare. Ad avere una visione o a dare emozioni; alla fantasia e quindi a produrre qualcosa di rilevante. Ciò che più mi rappresenta. Il XVII secolo per la connessione tra uomo e natura; oltre che per il rigore nello stile di vita e l’alto livello dell’artigianato nella moda. La caratteristica peggiore di chi lavora nella moda. L’avidità e la vanità. Il problema…