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패션
Vogue Italia

Vogue Italia Gennaio 2020

Moda, beauty, cultura. E poi viaggi, design, architettura, cinema. E ancora personaggi, eventi, news e curiosità. Il mondo di VOGUE Italia. Internazionale ed esclusivo. E insieme a VOGUE Italia potrà apprezzare anche i suoi splendidi supplementi.

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국가:
Italy
언어:
Italian
출판사:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
빈도:
Monthly
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₩25,511
12 발행호

이번 호 내용

3
i valori di vogue

Centocinquanta persone coinvolte. Una ventina di voli, una decina di treni. Quaranta macchine a disposizione. Sessanta spedizioni internazionali. Almeno dieci ore di luci accese ininterrottamente, alimentate in parte da generatori a benzina. Scarti alimentari dei catering. Plastica per avvolgere gli abiti. Corrente per ricaricare telefoni, macchine fotografiche… Nel grande dibattito globale sulla sostenibilità, e sui valori che Vogue si impegna a promuovere nel prossimo decennio (leggete qui sotto la dichiarazione firmata dai direttori delle 26 edizioni nel mondo), ne scelgo uno che mi sta specialmente a cuore: l’onestà intellettuale. Nel nostro caso, significa ammettere che fare un giornale di moda ha un impatto ambientale significativo. Questi sopra sono i dati, approssimati per difetto, che stanno dietro alla produzione delle otto storie di cui è composto lo scorso numero di settembre.…

2
a vogue’s tale

«Metti giù la macchina fotografica». «Perché», chiese lui allontanandosi dal mirino. «Non riesco a vederti quando la tieni davanti alla faccia. Vedo solo una cosa metallica grigia e nera». «Ma non c’è bisogno che tu mi veda, sono io che devo vedere te». Lei sorrise. «No». «Cosa vuol dire no? Sei tu il soggetto della foto, non io». «Sbagliato. Si tratta proprio di te, del modo in cui tu mi vedi». Lui rise e sollevò di nuovo la macchina. «Questa conversazione sta diventando troppo profonda per me». Lei lo guardò imbronciata. «Dai, fammi un sorriso. Ogni scatto una Monna Lisa». «Ti ucciderei quando dici così». Lui sogghignò in attesa di quel sorriso. Lei si allungò verso la borsetta. «Cosa stai facendo?». Tirò fuori una matita appuntita come un pugnale. Lui smise di ridere. «E quella a cosa servirebbe?». Lei fissava la punta. Poi tirò fuori un…

2
la fascia sulla fronte

Me la faceva indossare mia mamma quand’ero bambina. A me faceva piacere, ero sicura che fosse giusto. Ho continuato a lungo; quando ero una ragazza, quando sono diventata un’adolescente, mi mettevo sempre una fascia sulla fronte perché non si vedessero i miei colori diversi. Era una fascia larga, per non sbagliarsi. Ne avevo parecchie, a dire il vero; una gialla, una blu, una nera più elegante, per l’inverno e l’estate. Era divertente andarle a comprare, e stavano bene con i miei capelli crespi, mi davano un’aria allegra. La indossavo volentieri, la sistemavo ogni volta che trovavo uno specchio, anche se non si spostava mai, stavo attenta che non capitasse, e se per caso mi cadeva, la riprendevo subito, velocissima. Non mi importavano tanto, le braccia, le gambe, quelle non tutti…

3
questa non è una fotografia di moda

Come tutti gli artisti, anche i fotografi spesso lavorano con i soggetti che hanno a portata di mano: casa e famiglia. Da Julia Margaret Cameron a Sally Mann, Harry Callahan, Robert Frank, Nicholas Nixon, passando per Emmet Gowin, la macchina fotografica si è concentrata sui genitori, i compagni e, soprattutto, i bambini. Con Nicolas & Adrien , un libro di fotografie dei suoi bellissimi figli, in uscita questo mese da Steidl, Martine Fougeron, francese ora a New York, continua questa tradizione. Nel 2005, quando è iniziato il progetto, Fougeron era una madre single, divorziata, che viveva con i figli a Greenwich Village. La loro adolescenza in erba era per lei una vera e propria sfida, seppur affascinante. Cresciuta da genitori, che descrive come «tradizionali e distaccati», era decisa a instaurare…

2
verba volant

Il consesso dell’intellighenzia fashion, riunito in sessione plenaria sotto l’occhio attento di poliziotti e cani da guardia capaci di far scoppiare un *er*one planetario per un nonnulla, sobillando l’odio di attivisti da sofà e odiatori di professione sempre al sicuro dietro smartphone blindati, ha unanimemente decretato che: SOSTENIBILITÀ è il tema del momento. Sulla durata del suddetto momento, però, non è dato sapere: potrebbero essere sei giorni, sei mesi o sei anni, dipende da quanto tempo ci vorrà per scovare o inventare ex nihilo il prossimo tema capace di calamitare attenzioni e gonfiare titoli come fegati d’oca prossimi all’esplosione. Ci furono gender, immediacy e inclusiveness, ma al momento l’ambiente è più importante. Perché opporsi? Con gli elementi che si scatenano, le foreste che bruciano e la monnezza che s’accumula per ogni…

6
il circolo virtuoso

Non c’è settore oggi che non si interroghi su cosa può fare, o smettere di fare, per contribuire alla sfida della sostenibilità. E i giornali di moda non fanno certo eccezione. Questo mese, Vogue Italia ha voluto lanciare un messaggio, che è un po’ una provocazione: si può raccontare la moda senza fotografia? Spegnendo le luci degli studi fotografici, tagliando la corrente, fermando gli aerei su cui viaggiano modelle, set designer, stylist e abiti? Il racconto è stato quindi affidato a otto artisti che, con diverse tecniche, hanno prodotto copertine e storie di moda di questo numero: Yoshitaka Amano, Vanessa Beecroft, Gigi Cavenago, Delphine Desane, Milo Manara, Cassi Namoda, David Salle e Paolo Ventura. Certo, si tratta di un numero speciale e come tale non avrà seguito nei mesi a…