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Lonely Planet Magazine Italia

Lonely Planet Magazine Italia

Dicembre 2020/Gennaio 2021

L'edizione italiana della testata nata più di dieci anni fa nel Regno Unito (presente oggi in diverse realtà internazionali) rafforza il dna del brand: the definitive source of honest travel inspiration. Lonely Planet magazine Italia informa ed incoraggia ad esplorare il mondo ogni giorno, con l'autorevolezza riconosciuta che lo ha già reso un punto di riferimento. Oltre i cliché, col rigore di un travel brand autorevole ed originale, Lonely Planet vi accompagna in tutto il Mondo.

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Land:
Italy
Taal:
Italian
Uitgever:
We Inform srl
Verschijningsfrequentie:
Bimonthly
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€ 4,71(Incl. btw)
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€ 13,61(Incl. btw)
6 Edities

in deze editie

1 min.
editoriale

Il decimo numero ci traghetta da un anno complicato a quello dei sette secoli dalla morte di Durante (sic) Alighieri, spunto rilanciato dallo speciale Best in Travel 2021: il percorso tra Firenze e Ravenna, dove il poeta (e cavaliere-viaggiatore) vive gli ultimi giorni. L’appuntamento coi suggerimenti della famiglia Lonely Planet muta sistema di riferimenti con coraggio e spirito dei tempi ma col mantra di sempre: Explore. Every. Day. E propone trenta destinazioni-esperienza, dieci per ogni declinazione di “umano”. La sostenibilità anima il dialogo tra ambiente e Umanità, il senso di comunità traccia nuove connessioni local-local e la diversità, linfa di ricchezza e confronti, è matrice di ogni altrove. La fine del 2020 segna anche l’ultimo appuntamento col Grande Atlante delle Piccole Meraviglie d’Italia che attraversa l’arco dalle Dolomiti al Gran…

5 min.
gnaoua, musica e trance

ESSAOUIRA , città marocchina sull’Atlantico a tre ore da Agadir, deve la propria notorietà alla lila – dall’arabo layla (notte) – un rituale nel corso del quale vengono invocate sette famiglie di spiriti (mhalate), ognuna contraddistinta da un diverso colore delle “divise” dei musicisti che offrono la colonna sonora al rito. Il sacrificio di un vitello o di un montone apre la cerimonia, si accendono bacchette di incenso e al culmine molti vanno in trance. Tutta la notte è scandita dalla gnaoua, consolidato vessillo sonoro di quest’area e attrazione irresistibile per gli adepti – eredi della comunità di ex schiavi che l’ha codificata molto tempo fa – e per gli appassionati che da un quarto di secolo trovano nel “Festival Gnaoua” di fine giugno un richiamo capace di attrarre mezzo…

14 min.
comfort zones

VAL D’AYAS HOTELLERIE DE MASCOGNAZ A poca distanza da Champoluc in Val d’Ayas, un borgo walser del XII secolo è stato quasi interamente dedicato all’ospitalità diffusa, all’insegna del lusso a quattro stelle ma anche di un autentico stile montano locale. Lo scenario è incantato, con i rascard (case-granai in legno e pietra) tra la stradine centrali e le colline circondate dai profili innevati del Monte Rosa, dello Zerbion e del Cervino. Tutto è partito con il restauro di tre antichi chalet nella zona alta alla destra del torrente che dà il nome al villaggio: l’Être (con antichi tessuti originali, ospita anche la spa con piscina, idromassaggio, sauna, hammam, percorsi Kneipp e sale massaggi), il panoramico Caleutch e il Walser, tutto in tronchi di legno e arredato in stile vallese. Si sono aggiunte…

1 min.
è per le montagne che andiamo

Una volta erano i rifugi alpini. Si dormiva in camerata, letti a castello attaccati uno all’altro, e pure sui tavoli del salone se c’era troppa gente. Per andare in bagno bisognava rimettere scarponi e giacca a vento perché di solito la latrina era fuori, preferibilmente affacciata su un dirupo dove scaricava. Menu della sera: pasta o minestra. Della colazione: tè o caffè. Faceva parte del rifugio anche il carattere del gestore, burbero è dire poco, qualche volta apertamente inospitale, uno che ti trattava come chiedendoti: ma che cosa ci sei venuto a fare quassù? Alle dieci di sera, coprifuoco. Con quei suoi modi spicci spegneva il generatore, vedete di essere già a letto oppure vi arrangiate, e allora cominciavano le lunghissime notti in rifugio, tutto un russare, borbottare, rigirarsi, finché…

1 min.
per i meat lovers

I carnivori non resteranno delusi da un viaggio a Coimbra. Oltre ai deliziosi enchidos – insaccati di maiale affumicati al fuoco di camino (spesso con aggiunta di sangue suino) – sono diverse le specialità da provare: il cabrito (capretto) farcito di erbe e lardo, la chanfana (stufato di capra vecchia con vino, olio e aglio, cotto a legna in pentole di coccio) e la lampantana (preparazione simile a base di pecora). O il leitão (maialino da latte) arrosto di Bairrada: ripieno di lardo, aglio e pepe, viene cotto su fuoco di sarmenti secchi…

1 min.
peccati di gola

Nel repertorio gastronomico di Coimbra un posto di riguardo spetta a vino e dolci, che hanno le proprie origini nei monasteri e conventi locali. Nella zona della DOP Bairrada la viticoltura risale all’epoca romana e si è sviluppata soprattutto attorno ai centri religiosi come quelli di Santa Cruz de Coimbra, di Lorvão (il cui monastero oggi ospita un museo di arte sacra) e Vacariça, di cui restano poche tracce: qui nascono vini rossi, spumanti, liquori e distillati. La DOP Terras do Dão, nell’altopiano attraversato dai fiumi Dão e Mondego, è la più antica del Portogallo e annovera ottimi vini bianchi e rossi, soprattutto da uva Touriga Nacional (quella alla base del Porto). È lastricata di zucchero la via che porta alla scoperta dei più buoni dolci lusitani, da un convento…