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Мода
Vogue Italia

Vogue Italia Giugno 2020

Moda, beauty, cultura. E poi viaggi, design, architettura, cinema. E ancora personaggi, eventi, news e curiosità. Il mondo di VOGUE Italia. Internazionale ed esclusivo. E insieme a VOGUE Italia potrà apprezzare anche i suoi splendidi supplementi.

Страна:
Italy
Язык:
Italian
Издатель:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
Периодичность:
Monthly
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12 Выпуск(ов)

в этом номере

2 мин.
picasso

C’è una semplice e fondamentale ragione per cui questo numero di Vogue Italia è dedicato ai bambini, al loro nuovo mondo. È perché pensiamo che siano loro il grande rimosso, le meno evidenti vittime della pandemia che ci ha colpiti tutti. Lo sono per le conseguenze pratiche del lockdown – senza nemmeno considerare la lesione del diritto al gioco e alla socialità, è semplicemente incredibile e inaccettabile che in molti Paesi, compreso il nostro, non si sappia ancora se e come le scuole riapriranno a Settembre (secondo una stima Unesco, 1,54 miliardi di giovani nel mondo sono stati privati dell’istruzione: nessuna guerra aveva mai messo un’ipoteca così pesante sul futuro di una generazione). E lo sono ovviamente per ciò che si è depositato nel loro subconscio in questi mesi di confusione…

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a vogue’s poem

“Cosa disegni?” chiese lui, mentre gli suonava il cellulare. “Te lo dico dopo, papà,” rispose lei, continuando a disegnare. “Così non va bene, non è abbastanza!” urlò lui, preso dalla sua chiamata. E corse su, ansimando e sbuffando, e la sua voce forte scosse la stanza. Un’ora dopo, riapparve. “Scusa se ho gridato, tesoro, ma nel lavoro, a volte, si perde il controllo.” La bambina lo ignorò, cercando un nuovo colore. “Adesso mi dici cosa stai disegnando?” chiese il padre, cambiando d’umore. “La speranza,” disse lei, posando il pastello. Il padre guardò il disegno perplesso, vedeva solo righe, niente che gli sembrasse bello. “Ma è solo una nuvola, tesoro. Non so se la speranza si può disegnare. Sei sicura non ci vada un po’ d’oro? O che sia un sole a levante sul mare?” “Non essere…

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concept : prova d’artista

Matita in mano, un gruppo di bambini di tutto il mondo ha reinterpretato per Vogue Italia alcuni capi della Pre-fall 2019/20 Métiers d’Art di CHANEL, che ha sfilato al Grand Palais di Parigi lo scorso dicembre. L’ allestimento rievocava dettagli dell’appartamento di Mademoiselle, e i look reinventavano gli elementi emblematici della maison.…

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non saremo tutti più buoni

Scrivo questo controcanto in data odierna, nel mese ultimo scorso, con un anticipo che mal si adatta al presente infetto e sfuggente. Pare che la ripartenza, con tutti gli avanti marsch e gli indietro tutta del caso, sia finalmente avviata. A giudicare da quanto si è letto, udito, previsto e auscultato nel bimestre duro della domesticità imposta – e quanto si è parlato: cascate torrenziali di pensieri, parole, nessuna opera e bizzeffe di omissioni, perché star zitti è come morire –, a questa alba luminosa di un mondo nuovo fatto di lucida coscienza, profonda autocoscienza e consonanza di intenti con l’orbis terra-rum e i disegni imperscrutabili di mater natura, siamo arrivati tutti più buoni, praticamente santificati e invero sanificati: a morte i germi, sulle mani, nell’anima e nel business. Si…

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linea d’ombra

Mi fermo sempre in questo punto, quando esco a camminare. Mi pare quasi che, se andassi più vicino, se arrivassi dove cominciano gli alberi, se solo sentissi il profumo che fanno, o vedessi qualche colore, un sentiero in mezzo a quel verde, non riuscirei a trattenermi, e finirei per entrare nella foresta. Anche Azzurro, il mio cane, si ferma con me. È sempre lì che corre, non lo si può tenere, guarda, annusa, ma nemmeno lui ha voglia di andare dentro la foresta. Mi abbaia, se vede che sono tentata, che il mio piede sta per fare un altro passo in quella direzione. Forse anche Azzurro ascolta mia mamma quando mi mette in guardia, e anche lui ha paura della foresta. Mia mamma mi dice sempre di non entrarci. Una…

3 мин.
questa non è una fotografia di moda

Nel 1967, Cornell Capa ha introdotto la nozione di fotografo impegnato con una mostra, seguita l’anno successivo da un catalogo, entrambi dedicati «a quella fotografia che richiede impegno personale e interesse per il genere umano». Tra coloro che la praticavano, suo fratello Robert Capa, André Kertész, Leonard Freed e Werner Bischof. Nel 1974, anno in cui Cornell fonda l’International Center of Photography a New York, il suo secondo libro include, tra gli altri, anche Gordon Parks, Bruce Davidson, Marc Riboud, Ernst Haas e Roman Vishniac. I fotografi del gruppo di Capa consideravano il fotogiornalismo come una missione umanitaria, e vi si dedicavano come a un’arte. Il loro esempio ha fissato uno standard per quei fotografi che, con il loro lavoro, si impegnavano come testimoni nei confronti del mondo. Fabio Ponzio…