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Vogue Italia

Vogue Italia Luglio/Agosto 2020

Moda, beauty, cultura. E poi viaggi, design, architettura, cinema. E ancora personaggi, eventi, news e curiosità. Il mondo di VOGUE Italia. Internazionale ed esclusivo. E insieme a VOGUE Italia potrà apprezzare anche i suoi splendidi supplementi.

Страна:
Italy
Язык:
Italian
Издатель:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
Периодичность:
Monthly
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1 748,59 ₽
12 Выпуск(ов)

в этом номере

2 мин.
una parola

In questi mesi strani, quasi di convalescenza, in cui la vita dopo la pandemia sembra sospesa tra lo shock per ciò che è stato e l’incertezza su quello che verrà; in cui legittime preoccupazioni si allungano su un autunno che promette crisi economica e tensioni sociali; mentre una larga fetta di opinione pubblica di molti Paesi occidentali prova a dire finalmente basta a odiose discriminazioni razziali e allo stesso tempo però un po’ ovunque sembrano consolidarsi muri e nascere nuove intolleranze. In questo anno che tutti scommettono essere destinato a cambiare il mondo una volta per tutte e nessuno sa davvero come. C’era una parola che, nella sua spudorata innocenza, ci sembrava meritasse più di ogni altra l’attenzione di chi ci legge. Perché proprio in un anno che non è felice…

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a vogue’s tale

ABBIAMO APPENA COMINCIATO di HANIF KUREISHI* Se ci penso, uno dei momenti più felici e significativi della mia infanzia fu entrare nell’edicola dove lavoravo come strillone – nel sobborgo bianco di Londra dove sono cresciuto, bambino di razza mista – e vedere l’immagine di Tommie Smith e John Carlos, con il pugno del potere nero alzato, alle Olimpiadi del 1968. Quasi barcollai, per la vertigine di euforia e orgoglio. Non amavo le emozioni forti – la gente come me doveva sopportarne tante ogni giorno, essere impassibili era meglio – ma quella mi travolse. Pensai: forse ci siamo, sta arrivando il nostro momento. Verremo riconosciuti. Non sarà più lo stesso. Le cose cambieranno. Ho ripensato a quella foto alcune settimana fa, vedendo qualcosa di altrettanto impressionante: le riprese in cui la statua…

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la voglia matta

Novelli anni folli, come di prassi dopo una crisi brutale? Nemmeno per idea, al momento. Nessun vibrar di frange, sbrilluccicar di paillettes e libertinare di costumi. Il filtro du jour è drammatico (toni freddi). Indubbiamente si paventano gli ultimi giorni dell’umanità, e se di punizione si dovesse trattare, sarebbe ben meritata. Miseria, scontento, fame dilagano persino laddove la civiltà – dei consumi – rifulgeva di progresso inarrestabile. A rincarar la dose, come forma di accusatio estrema con pentimento estorto, imperversa un plumbeo moraleggiare di prescrizioni imposte con intransigenza adolescenziale, e giù proclami grandiosi che verranno dimenticati all’avvicendarsi del prossimo trend topic – a meno di non voler cambiare il mondo per davvero, che è altra storia, e la storia è finita perché gli umani sono brutta specie. O no? Il…

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così arriva l’estate

Quanto mi mancava l’acqua. Finché non faccio il bagno, per me l’estate non esiste. Aspetto tutto l’anno questo momento. E ho così voglia del mare che vado sempre troppo presto, a metà maggio, quando l’acqua è gelida. Metto un piede e mi sento folle, c’è tutto il vento che mi viene incontro, mi pare di avere mille ghiaccioli sulla pelle. «No, non ci riesco» mi dico, perché già penso all’uscita, con tutta l’acqua addosso. Ma poi sto lì un attimo, prendo confidenza. L’acqua non mi sembra più così fredda, e poi penso che ce la posso fare, che sono lì per questo. Se faccio una corsa quando esco, mi tuffo sull’asciugamano, mi avvolgo subito, forse riesco a sopravvivere. Allora avanzo fino al ginocchio, ed è la parte più semplice. Il…

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questa non è una fotografia di moda

All’inizio del suo nuovo libro, How We Live Now , lo scrittore e fotografo newyorkese Bill Hayes fa una lunga lista delle cose che vuole ricordare. Cose qualsiasi, che ora sembrano proibite, se non impossibili. «L’ultima volta che ho stretto la mano a uno sconosciuto, l’ultima volta che sono andato in palestra... che sono andato a nuotare... che ho preso la metro... che ho preso un aereo... che ho baciato qualcuno... che ci sono andato a letto... che ho passato una canna... che sono andato al ristorante... che ho condiviso un ascensore senza preoccuparmi... che non avevo paura... che non ero spaventato come lo sono ora». Per chiunque abbia vissuto questo periodo insieme terribile e chiarificatore, è un elenco del tutto familiare. Come aveva già dimostrato con Insomniac City ,…

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essere felici: si può?

È in tempi turbolenti come questi, quando la felicità sembra sfuggire di mano, che più se ne avverte il bisogno e ci si interroga sul senso ultimo di questa parola. Che l’attuale momento di criticità planetaria sia anche l’occasione per scoprire nuove, inattese valenze? Lo abbiamo chiesto a uno dei massimi esperti in materia: l’economista britannico Sir Richard Layard, autore del libro Can We Be Happier? Sir Layard, viviamo tempi critici. Il Covid-19 ha sconvolto le nostre esistenze, mettendo in ginocchio l’economia mondiale e seminando paura, malcontento e depressione. Ha cambiato anche la nostra nozione di felicità? La pandemia, nell’immediato, ha contribuito a un aumento di persone infelici nel mondo. Ma alla lunga, ne sono certo, si rivelerà una maestra di felicità. L’esperienza del lockdown ci ha obbligati a una pausa di…