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Wired Italia

Wired Italia Giugno 2017

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Country:
Italy
Language:
Italian
Publisher:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
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4 Issues

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3 min.
federico ferrazza

Negli ultimi 20 anni la globalizzazione e internet hanno ridisegnato l’identità della Terra. Dei rapporti di forza tra le potenze mondiali. Del profilo dei leader politici e dei partiti: dai neopresidenti di Francia e Usa – i solisti Emmanuel Macron e Donald Trump – alle nostre vicende locali rappresentate da uno dei primi due partiti italiani (dipende dai sondaggi), il Movimento 5 Stelle. Delle società più capitalizzate del pianeta: nel primo trimestre del 2017 sono tutte tecnologiche – Apple, Alphabet (la holding a cui fa capo Google) e Microsoft –, nel 2011 erano Exxon Mobil, PetroChina e Industrial and Commercial Bank of China. Dei nostri stili di vita: oggi, per esempio, la maggior parte delle persone si informa o consuma cultura su un mix di smartphone e social network, qualche anno fa carta e…

5 min.
la rilevanza dei dati

Osservando un singolo punto di una singola lettera di questo articolo, di certo non comprendereste il significato del testo. Allo stesso modo, osservando una cellula staminale, cioè un elemento primitivo che una volta differenziato forma i tessuti del nostro corpo, non potreste capire se andrà a far parte della pelle o del cuore. E che dire dell’atomo? Per definizione deriva dal greco àtomos , “indivisibile”, perché un tempo si pensava essere l’elemento più piccolo di cui è composta la materia, di qualsiasi tipo. Guardando un atomo, non potreste certo capire se fa parte della sedia dove siete seduti, o della bistecca che gusterete a pranzo. Una piccola chiazza d’inchiostro, una singola cellula o un atomo, sono accomunati dal fatto di essere parte di un progetto più grande. Di dover essere…

4 min.
uno nessuno e cinque imbecilli

Di quali fatti volete parlare? Del fatto che io sono nato, anno tale, mese tale, giorno tale nella nobile città di Richieri, nella casa in via tale, numero tale, dal signor Tal dei Tali e dalla signora Tal dei Tali; battezzato nella chiesa madre di giorni sei; mandato a scuola a anni sei; ammogliato d’anni ventitré; alto di statura un metro e sessantotto; rosso di pelo, ecc. ecc.? Sono i miei connotati. Dati di fatto, dite voi. E vorreste desumerne la mia realtà? Ma questi stessi dati che per sé non dicono nulla, credete che importino una valutazione uguale per tutti? E quand’anche mi rappresentassero intero e preciso, dove mi rappresenterebbero? In quale realtà? Nella vostra, che non è quella d’un altro: e poi d’un altro; e poi d’un altro. C’è forse…

10 min.
l’architetto che ha dato forma al pc

Chi è davvero Mario Bellini? Chi è l’uomo che con i suoi progetti ha dato forma al primo pc della storia – nel 1965, con P101 di Olivetti –, ha prefigurato l’auto monovolume – nel 1972, con il concept eversivo della Kar-a-sutra – e dieci anni prima del Walkman ha sperimentato l’idea della musica da portarsi in giro – con il mangiadischi Phono Boy per Minerva/Grundig? E che dopo aver realizzato tutto questo ha iniziato, e continua tuttora, a firmare grandi architetture tra la sua Milano (il centro congressi MiCo), il Giappone (il Tokyo Design Center) e il Louvre di Parigi (il nuovo Dipartimento delle Arti Islamiche)? Eppure, nonostante tanti successi (è noto il corteggiamento che gli fece Steve Jobs, per strapparlo all’esclusiva di Olivetti e portarlo in Apple: ma lui…

9 min.
i film d’autore hanno rotto

«Nun te devi preoccupa’, a otto settimane c’arivamo. Solo, nun rompe’ er cazzo, nun te fissà. Soprattutto nelle riprese in esterno.» Me lo ricordo come me l’avesse detto ieri, “Piso”, appena dopo aver letto la sceneggiatura di Lo chiamavano Jeeg Robot. Con i soldi che ero riuscito a raccogliere, qualsiasi produttore mi garantiva al massimo 5 settimane e mezzo, 6 di riprese. Piso no; ci aggiungeva 14 giorni abbondanti, pure di più. Proprio quelli che mi servivano per fare il film che avevo in mente. Che poi, figurarsi, per i miei cortometraggi – da Itinerario tra suono e immagine del 2003 a Tiger Boy, che nel 2014 venne selezionato nella shortlist degli Oscar da John Lasseter – ero abituato a girare per Roma con una reflex, allo sbaraglio e senza un…

18 min.
solo attraverso la morte scoprirai la tua vera identità

VACCA TRISTE A. aveva un sogno ricorrente. Lo faceva quasi ogni notte, ma al mattino, quando Goodman o uno degli istruttori lo svegliava e gli chiedeva se ricordasse ciò che aveva sognato, lui rispondeva subito no. Ma non perché il sogno fosse spaventoso o imbarazzante. Era un sogno stupido nel quale lui era in piedi in cima a una collina erbosa di fianco a un cavalletto, a dipingere con gli acquerelli un paesaggio pastorale. Il paesaggio nel sogno era di quelli che tolgono il fiato, e dato che A. era arrivato all’istituto da bambino, la collina erbosa probabilmente era un luogo immaginario che lui aveva creato o un posto vero che aveva visto in una fotografia o in un cortometraggio durante una delle sue lezioni. L’unica cosa che impediva al sogno…