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Vogue ItaliaVogue Italia

Vogue Italia

Settembre 2019

Moda, beauty, cultura. E poi viaggi, design, architettura, cinema. E ancora personaggi, eventi, news e curiosità. Il mondo di VOGUE Italia. Internazionale ed esclusivo. E insieme a VOGUE Italia potrà apprezzare anche i suoi splendidi supplementi.

Country:
Italy
Language:
Italian
Publisher:
Edizioni Condé Nast S.p.A.
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12 Issues

IN THIS ISSUE

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vogue italia

Direttore Responsabile EMANUELE FARNETI Vice Direttore ALAN PRADA Progetti Speciali Moda e Talents Vice Direttore SARA SOZZANI MAINO Brand Visual Director ALESSIA GLAVIANO Moda FRANCESCA RAGAZZI Fashion and Accessory Market Director MIRTA TRASTULLI Fashion Market Contributor ROBERTA PINNA Fashion Market Contributor SILVIA PESCIA Accessory Market Contributor ALESSANDRO ROCCIA Fashion Assistant Contributor Fashion Editor at Large PATTI WILSON Casting Directors PIERGIORGIO DEL MORO SAMUEL ELLIS SCHEINMAN Bellezza SUSANNA MACCHIA Caporedattore VITTORIA FILIPPI GABARDI Photo CHIARA BARDELLI NONINO Photo Editor FRANCESCA MARANI Contributor Vogue.it FRANCESCA REBOLI Web Editor SOFIA VIGANÒ Beauty Editor, Head of Beauty Desk ELENA BARA ELISA PERVINCA BELLINI GIORGIA GENOCCHIO FRANCESCA GIORGETTI Network Editor NICOLETTA SPOLINI ITALO PANTANO Contributor Special Project FABIO MESSANA Content Editor, Vogue Sharable SERENA CASTRIGNANO Talents Contributor MARIUS MADALIN MUSAT Contributor IVANA FERRARA Segreteria Segreteria Responsabile SILVANA SACCHETTI Segreteria di Direzione ANTONELLA AIRAGHI LAURA CAZZANIGA Moda, vogue.it Creative Director FERDINANDO VERDERI Attualità LELLA SCALIA Caporedattore BARBARA AMADASI ELISABETTA CAPROTTI FEDERICO CHIARA Art Consultant MARIUCCIA CASADIO Reparto Artistico LAURA MARINO Caporedattore COSTANZO COLOMBO REISER ROBERTA MASCIULLI JACOPO RIVA Special…

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la danza

Le parole contano. Hanno sempre contato, ma contano più che mai in un momento storico in cui, da una parte, il nostro vocabolario si restringe in maniera allarmante, e dall’altra esse sono sempre più spesso prese in ostaggio, svuotate di significato, usate come armi, piegate a interessi di corto raggio, piccoli e meschini. Il più acuto osservatore della realtà italiana, il sociologo Giuseppe De Rita, lo ha detto di recente in un’intervista a Repubblica: nel nostro Paese «la cosa più urgente è rieducare al linguaggio. È una questione che riguarda l’intera classe dirigente, non solo i politici ma anche presidenti di authority, comandanti dei carabinieri, giornalisti: dovremmo riscoprire tutti la misura nell’eloquio, la capacità di parlare senza scadere in una lingua “imbagascita”». (Il protagonista del racconto di Ivan Cotroneo, a…

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i testi di michael cunningham per la copertina di settembre di vogue italia

Quando lasciò la città in cerca di un altrove ancora inviolato, prese con sé solo il necessario. Una borsa con dentro uno specchio da levare alto affinché il mondo non dimenticasse se stesso; ago e filo per cucire più strettamente la terra al cielo. Rose per avere compagnia quando lavorava. Ogni volta che sognava, una rosa spuntava da qualche parte sul suo corpo. Rose color crema per i sogni d’amore, rose rosse per i sogni di paura e d’invidia, rose rosa per i sogni che sfuggivano alla comprensione. Sta ancora sognando, notte dopo notte. Guardatela adesso, prima che di lei restino solo le rose. When she left the city for whatever wilderness remained, she took only what she needed. A bag that contained a mirror to hold up so the world might…

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a vogue’s tale

Ogni mese, un racconto d’autore liberamente ispirato alla copertina di Vogue Italia. AUTORE: Ivan Cotroneo* TITOLO: Le Parole A CURA DI: Federico Chiara STORIA: Lo inseguivano, come animali a quattro zampe, cani o lepri, a volte cavalli. Si mettevano alle sue spalle, e poi di slancio lo superavano travolgendo il suo pensiero. Era stato un bambino timido, un adolescente introverso, e poi un giovane uomo, e sempre aveva sofferto per la banalità di quello che pronunciava. I suoi “ti amo” come i suoi “non voglio vederti più” gli erano sembrati vaghi, simili a quelli degli altri, quando invece sentiva che i suoi sentimenti erano personali, e se non unici, almeno specifici. E quando provava ad argomentare, ad aggiungere più parole per meglio chiarire, gli sembrava che la verità si allontanasse invece che palesarsi più evidente.…

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i conta storie

Ogni epoca ha il suo anglicismo di riferimento, evocato dal consesso dei dotti e dei coatti come mantra taumaturgico capace di portar luce ove sono tenebre, di trovare il bandolo a matasse aggrovigliatissime, di dare un senso alla confusione che impera e impazza. L’anglicismo du moment è storytelling, unica panacea al languire di commerci e identità di marca, veicolo sommo per pompare prodotti inani e inutili e poi anche, non lo si trascuri, strumento imprescindibile per la trasmissione di sé, oggi che l’esistenza stessa è una sorta di infinita televendita. Ovunque ci si giri, è tutto un fiorir di storie, di rado affabulanti men che mai trascinanti, piuttosto banali e triviali per conquistare folle planetarie – vedi alla voce influencer. Partendo dal fondo – una voragine nera e disperante che…

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questa non è una fotografia di moda

La giovane donna con il vestito di pizzo nero trasparente e le scarpe da ginnastica, il viso nascosto dalla macchina fotografica, è Francesca Woodman. Non ancora ventenne, appena iscritta alla Rhode Island School of Design, aveva scattato questo autoritratto senza data in un cimitero di Boulder, in Colorado; figlia di due artisti, era cresciuta nei pressi. Un bel giorno aveva dato la fotografia a un compagno di corso, George Lange, suo caro amico e talvolta, a partire dal 1976, suo collaboratore. Lange l’aveva messa in quella che chiamava «la scatola di Francesca», dove aveva riposto anche bigliettini frettolosi, lettere scritte a mano e una serie di altre fotografie e provini, materiali mai pubblicati e adesso al centro di Francesca Woodman: Portrait of a Reputation, un libro (Rizzoli/Electa) e una mostra…

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